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Chi ha paura di Hillary Clinton?

11 ottobre 2016
meeting_web-01Desideriamo aprire a Sassari uno spazio di confronto femminista, dove a partire dalle riflessioni e dal pensiero delle donne si possano affrontare i temi che più ci stanno a cuore, sia per quanto riguarda la politica prima, sia rispetto alle questioni e alle emergenze che si agitano nel mondo contemporaneo. Abbiamo in mente una sorta di laboratorio, dove il pensiero femminista si possa intrecciare e confrontare con i problemi concreti che il mondo pone e ci pone. Il primo incontro sarà dedicato alle elezioni americane, un evento di portata globale che ci interroga tanto sul piano simbolico quanto su quello politico.
Hillary Clinton potrebbe diventare la prima donna a ricoprire la carica di Presidente degli USA.
Intendiamo analizzare la portata simbolica di tale evento che genera all’interno del mondo femminile e femminista non pochi dubbi e talvolta contrasti. Michelle Obama durante la Convention Democratica ha detto “È grazie ad Hillary Clinton che oggi i nostri figli e le nostre figlie adesso ritengono sia una cosa scontata che una donna possa diventare Presidente degli USA”: è davvero così?
In Europa Angela Merkel e Theresa May hanno una leadership riconosciuta.
In Italia abbiamo una figura che ha la forza e l’autorevolezza di guidare un partito ed un governo? Vorremmo interrogarci che caratteristiche chiederemmo qui in Italia alla donna che dovrebbe diventare la nostra Presidente del Consiglio.
Tornando alle elezioni USA, la candidata Clinton si trova ad affrontare un candidato francamente inqualificabile sotto molti aspetti: impreparato, usa un linguaggio sessista, razzista, ammette candidamente di non pagare le tasse. Nonostante ciò, Clinton è sì in vantaggio nei sondaggi, ma minimo. Il motivo è, come propongono alcuni quotidiani internazionali (Guardian, NYT, Post), il fatto che sia una donna? Oppure il fatto che lei abbia perso gli ideali femministi che l’avevano guidata negli anni di Wellesley e Yale per abbracciare il potere capitalistico guidato da banche quali Goldman Sachs o Morgan Stanley?
Le questioni che la kermesse americana mette a tema sono incandescenti, non soltanto per l’imminente contingenza, ma soprattutto perché rilanciano e mettono in discussione il ruolo delle donne nella “politica seconda”, e ci interrogano sulla possibilità di mettere in gioco la differenza femminile.
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di Antonietta Mazzette: Perché la Giunta provinciale di Sassari è senza donne, a parte la presidente? Ma la stessa domanda, con maggiore enfasi, andrebbe posta ai governi locali di Nuoro. Proviamo a dare delle risposte.

19 luglio 2010

1. Ai partiti del centro sinistra non importa un bel nulla della rappresentanza femminile. Nella distribuzione degli incarichi ad ogni partito della coalizione è spettata una certa quota e, guarda caso, a nessuno di questi è venuto in testa di indicare una donna. Ma in tal caso la Presidente, almeno per ragioni biologiche se non culturali, non avrebbe dovuto mostrare una certa sensibilità e correggere il tiro delle scelte dei partiti?
2. Il problema è tutto interno al Pd. Nel momento in cui il partito di maggioranza agisce in modo neotribale – leggo che a Sassari (ma anche a Nuoro) ogni assessore è in quota di qualcuno: Spissu, Dettori, Area democratica (assai pochi per la verità), Presidente, Sindaco (ricordo che al Comune è un uomo ad avere la delega per le pari opportunità), e così via -, è abbastanza evidente che, quando ci sono guerre per bande, le prime vittime sono le donne. Accade nella società e, a maggior ragione per l’assenza di intermediazioni, accade nella politica.
3. La scelta degli assessori è avvenuta seguendo criteri di competenza e, perciò, le donne sono automaticamente escluse perché notoriamente poco abituate a fare politica. Sulla competenza dei neo-assessori resto in stand-by. Vediamoli all’opera. Sugli eventuali titoli inesistenti delle donne, mi limito a ricordare che dal Rapporto Donne 2000 in poi la situazione italiana, in termini di accesso femminile all’istruzione e rendimento negli studi, di conseguimenti di laurea e titoli post-laurea, è la chiara e costante dimostrazione che le donne sono più istruite e più motivate rispetto ai maschi. Direi anche che, se l’accesso alla politica venisse garantito con indicatori di competenza e qualità chiari e trasparenti, sarebbero ben pochi gli uomini che riuscirebbero a superare un qualunque test, se non quello lobbistico.
Qualunque sia la ragione che ha portato a questa esclusione, registro una povertà di fondo della politica che non può non allarmare. La presenza femminile è ormai ben visibile e diffusa nei diversi campi delle professionalità presenti nel territorio, in quelli del pubblico impiego, dell’innovazione tecnologica, dell’intrattenimento e del consumo. È sufficiente fare una ricognizione dei quattro settori chiave – culturale (da quelli istituzionali e dell’istruzione fino all’organizzazione di mostre e di eventi), commerciale (dai negozi di tipo tradizionale a quelli specializzati e innovativi), produttiva (dalle attività che appartengono alla cultura regionale a quelle etniche di altra provenienza) e della community welfare (istituzionale, assistenziale e della sanità) -, per avere un’idea chiara di quanto l’economia della Sardegna sia in buona misura un’economia al femminile.
A ciò si aggiunge che le donne sono nel contempo erogatrici ed utenti dei servizi offerti, e non è un caso che in alcune città italiane si sia riservata loro un’attenzione particolare, in termini di organizzazione urbana. Ad esempio, alcune amministrazioni hanno applicato forme di destinazione d’uso di genere: si pensi alle “quote rosa” dei parcheggi, presenti ormai in molti centri, e alle politiche dei tempi. Ovvero, si è innescato un processo virtuoso tra conoscenza di genere e politiche di pari opportunità, anche se ancora in Italia troppo poco diffuso. Ma questo processo è stato reso possibile solo grazie alla presenza di donne dentro il governo locale, cosa che invece non accade mai in loro assenza.
Concludo con una frase di un celebre sociologo degli inizi del ‘900, Georg Simmel: «le donne hanno non solo la possibilità di vedere cose diverse dagli uomini, ma sanno anche vedere le stesse cose in maniera diversa». Pensando alla Presidente della Provincia di Sassari, ciò può avvenire solo a condizione che ci sia anzitutto da parte delle donne la disponibilità a guardare con occhi nuovi, perché solo così questo modo di guardare può contaminare anche l’altro genere. Se ciò non dovesse accadere, è la politica a diventare “altro” rispetto al mondo reale. In tal caso, per favore, che i politici non si lamentino della crescita dell’astensionismo, perché ne sono la causa primaria.

Pubblicato su La Nuova Sardegna il 12 luglio 2010

Diavolo di uno Scandalo. Trad. dal New York Times

7 aprile 2010

Dopo il primo articolo nel quale Maureen Dowd auspicava una suora come prossimo papa; ed il secondo, in cui suggeriva alla chiesa cattolica un sessorcista, al posto di un esorcista; ecco il terzo, pubblicato sul New York Times il giorno di pasqua:

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di Maureen Dowd

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Diavolo di uno Scandalo

Non è stato Il Diavolo a farmelo scrivere.

Sono stati i fatti.

Padre Gabriele Amorth, l’esorcista-capo della Santa Sede, ha detto a Roma che la copertura del New York Times su Papa Benedetto, che solleva dubbi sul rigore in cui sono stati trattati i casi di pedofilia da parte dei preti, era stata “spinta dal Demonio.”

“Non c’è alcun dubbio a riguardo, ” ha detto l’85enne sacerdote, secondo la Catholic News Agency. “Perché lui è un papa meraviglioso, degno successore di Giovanni Paolo II, allora cercano, tramite il diavolo, di prendersela con lui”
L’esorcista ha anche detto che lo scandalo sugli abusi è emerso perché Satana usa i preti per tentare di distruggere la chiesa, “e così non dovremmo stupirci se anche i preti… cadono in tentazione. Anche loro vivono nel mondo e possono cadere così come cadono gli uomini di questo mondo”.

A dirla tutta, cadere in tentazione è mangiare dolci dopo che tu avevi deciso di non mangiarne in Quaresima.

Stuprare e violentare bambini è di gran lunga al di là di ciò che la maggior parte del mondo intende per tentazione.
Questa chiesa ha bisogno di un sessorcista più che di un esorcista.

Nel mentre vengono alla luce in questa non-tanto-Settimana-Santa le vergognose rivelazioni, il Vaticano sta, come dire, un po’ forzando la mano. Al momento, la sola cosa tra Cattolici e Dio è la gerarchia ecclesiastica in difesa, che non riesce a riconoscere e curare il danno che ha fatto in tutto il mondo.

Come possono i fedeli apprezzare la redenzione Pasquale quando lo stesso servizio del Venerdì Santo in Vaticano era più interessato a proteggere il papa che pentirsi per i misfatti della chiesa? Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ha detto ai presenti nella Basilica di San Pietro, compreso il papa, che stava pensando agli Ebrei in questo tempo di Pasqua ebraica e Pasqua cristiana perché “per esperienza sanno cosa significa essere vittime della violenza collettiva e anche per questo sono pronti a riconoscerne i sintomi ricorrenti.”

Abbastanza sorprendentemente, si scopre che il prete Francescano non si riferiva alla violenza collettiva e sintomi ricorrenti di questa piaga mondiale di sacerdoti Cattolici che hanno fatto del male a dei bambini, attivata dalla negligenza malevola del Vaticano. Lui stava parlando della violenza collettiva e dei sintomi ricorrenti, di quei critici – tra cui le stesse vittime, i Cattolici di tutto il mondo e i commentatori – che vogliono una chiesa posta di fronte ai suoi peccati.

Padre Cantalamessa ha continuato a citare la lettera di un non meglio precisato amico Ebreo: “Sto seguendo con disgusto l’attacco violento e concentrico contro la Chiesa, il Papa e tutti i fedeli da parte del mondo intero. L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo.”

Come si direbbe in Latino, “Ne eas ibi.” Non andare di là.

Memori della lunga storia dell’antisemitismo nella chiesa, Leon Wieseltier, editorialista letterario del New Republic e studioso ebreo, ha osservato: “Perché la Chiesa Cattolica desidera difendersi facendo riferimento alle altre enormità in cui è stata anche coinvolta? Comunque, gli ebrei subirono qualcosa di più grave che della cattiva stampa.” Questa solidarietà con gli ebrei è notevole anche in Italia, dato che La Repubblica ha riferito che entro “certi ambienti cattolici” esiste il sospetto che “una lobby ebraica di New York” è responsabile di questa campagna contro il papa.

È un insulto paragonare la tragica morte di sei milioni di ebrei con la grande indignazione dei cattolici contro la

Chiesa, per aver nascosto decenni di crimini contro i bambini, crimini perpetuati proprio da quegli stessi che avrebbero dovuto essere la loro guida morale. Anche il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha cercato di fare dietrofront dicendo: “Io non credo sia un paragone appropriato.”

Padre Cantalamessa stava esprimendo l’auto-vittimizzazione che permea il Vaticano nel momento in cui sempre più vittime di abusi stanno venendo a galla. Notizie dalla Germania fanno sapere che la linea telefonica installata dalla Chiesa Cattolica per segnalare gli abusi è andata in tilt il primo giorno, quando più di 4.000 chiamate hanno segnalato abusi subiti.

C’è l’incapacità del papa di dire qualcosa di profondo, adeguato e sincero riguardo gli scandali e che ruolo egli stesso ha avuto, tra cui l’incartamento col sacerdote del Wisconsin che ha abusato di 200 bambini sordi e che gli ha chiesto di non essere spretato a causa della sua infermità, di risparmiargli la sacerdotale “dignità”. E c’è il suo congedare le critiche come semplici “gossip”. È questo suo comportamento a tenerlo come oggetto delle critiche.

È durante le crisi che si testano i leader, che si arriva a vedere se soccombono ai loro peggiori istinti o convocano i loro angeli migliori.

Ciò che Benedetto deve fare è la cosa giusta.

L’eroe della settimana, semplicemente per aver detto la verità, è l’arcivescovo d’Irlanda Diarmuid Martin. La sua diocesi è Dublino, dove quattro arcivescovi hanno trascorso tre decenni coprendo casi di abusi sui minori.

“Non c’è scorciatoia per affrontare il passato”, ha detto nel corso di una messa della Settimana Santa. “Questo è stato un anno difficile. Vediamo quanto sono dannose la mancanza di integrità e autenticità al corpo di Cristo.
Abusi vergognosi hanno avuto luogo all’interno della chiesa di Cristo. La risposta è stata purtroppo insufficiente. ”

Amen

Articolo originale

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Non ci dovrebbe essere un Inquisizione anche per il Papa? Trad. dell’editoriale di Maureen Dowd sul New York Times

6 aprile 2010

The New York Times

Non ci dovrebbe essere un Inquisizione anche per il Papa?

Non mi sembra giusto che la Chiesa Cattolica passi la Settimana Santa a esercitare l’arte diabolica del rigiro.

Con tanto di immaginario con corona-di-spine, la Chiesa, per la Pasqua, ha avviato un blitz da parte delle pubbliche relazioni a difesa di un papa che ha assecondato una cultura perversa che proteggeva i molestatori (e con quella) la reputazione della Chiesa stessa, invece di proteggere i bambini abusati – talvolta disabili e svantaggiati.

La Chiesa ha perso la propria credibilità per la Quaresima. Giovedi-Santo e il Venerdì-Santo stanno diventando Giovedi-Nascondi e Venerdì-Incolpa.

Questa settimana di confessioni e servizi di penitenza, si sta rilevando essere la settimana in cui il papa resiste alla pressione dei cattolici di tutto il mondo, che vogliono la sua stessa confessione e penitenza per la cascata di casi d’abuso sessuale sui bambini ignorate, anche da una diocesi tedesca, e dall’ufficio che lui ricopre in sede al Vaticano.

Se la raccolta fondi e contributi per la chiesa si prosciugassero, coloro che curano le pubbliche relazione di Benedetto possono ancora mettere in scena un servizio fotografico in cui egli esce dal confessionale ed entra nel lato in cui il resto del suo fallibile gregge entra.

O forse uno spot di 30 secondi che difende il papa con la voce di Benedetto che alla fine intona: “Io sono infallibile, e approvo questo messaggio”.

L’articolo 1404 del diritto canonico stabilisce che “La prima Sede non è giudicata da nessuno.” Eccetto che da Gesù, Maria e Giuseppe, come mio padre diceva. Qualcuno deve dire alla prima Sede quando questa è cieca – e muta – nei confronti dei bambini sordi in America e in Italia.

Il Vaticano è sorpreso di trovarsi davanti a questo tipo di problemi. I funzionari vaticani in tutto questo periodo avrebbero potuto tranquillamente sapere quello che stava succedendo; basti vedere arcivescovi in visita a Roma come si fosse ad un circolo di cucito. Ma il cinico Vaticano non ha voluto proprio prendere in considerazione la cosa.

E ora la Chiesa continua a nascondersi dietro la sua mistica. Mettendo giù il catechismo, ha preso il manuale delle pubbliche relazioni di Washington per i peccati politici.

Primo: Dichiarare che ogni nuova rivelazione è vecchia e senza importanza.

Alla Messa della Domenica delle Palme di San Patrizio, Arcivescovo Timothy Dolan di New York ha lamentato che “la recente ondata di marea di notizie circa l’abuso di minori da parte di alcuni pochi sacerdoti, questa volta in Irlanda, Germania, e il ripercorrere una storia vecchia del Wisconsin, ci ha messi sulle nostre ginocchia ancora una volta.”

Alcuni pochi preti? A questo punto, sembrano essere un battaglione internazionale.

Una ripetizione di una vecchia storia? Mi dispiace dover ricordare, all’Arcivescovo, che un prete, padre Lawrence Murphy, che non ha mostrato alcun rimorso e non ha subito alcuna punizione da “Rottweiler” Ratzinger, ha abusato ben 200 bambini sordi nel Wisconsin.

L’ Arcivescovo Dolan ha paragonato il Papa a Gesù, dicendo che adesso “egli soffre alcune delle stesse accuse ingiuste, grida della folla, e la flagellazione alla colonna,” ed “essere ogni giorno coronato di spine con insinuazioni prive di fondamento.”

Secondo: Incolpa qualcun altro – anche se si tratta del popolare predecessore di questo papa, che è sulla pista veloce verso la santità.

Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn ha difeso Papa Benedetto durante questa settimana, dicendo che l’allora cardinale Ratzinger nel 1995 aveva tentato di indagare l’ex arcivescovo di Vienna con l’accusa di aver molestato i giovani in un monastero, ma tale indagine era stata impedita da consiglieri vicino a Papa Giovanni Paolo II.

Terzo: Devi dire che il nero è bianco.

Nel suo blog, l’arcivescovo Dolan ha infiammato i critici della chiesa affermando: “La Chiesa ha bisogno di critica, la vogliamo, per noi è la benvenuta; noi ne facciamo un gran uso su noi stessi”, aggiungendo: “Non ci aspettiamo alcun trattamento speciale. …per cui andate avanti.” Sì, come no.

Quarto: Demonizzare i gay, come Karl Rove ha fatto nel 2004.

In un annuncio sul “New York Times” di martedì, Bill Donohue, presidente della Catholic League, ci ha offerto questa illuminazione: “Il New York Times continua a fare degli editoriali circa la ‘crisi di pedofilia,’ quando in realtà è sempre stata una crisi omosessuale. L’ottanta per cento delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono di sesso maschile e la maggior parte di loro sono ragazzi post-pubertà. Mentre l’omosessualità non causa dei comportamenti predatori, e la maggior parte dei preti gay non sono molestatori, la maggior parte dei molestatori sono gay”.

Donohue continua a parlare del problema come si trattasse di un’indiscrezione piuttosto che di un crimine. Se si tratta soprattutto di uomini e ragazzi, questo è in parte perché i sacerdoti per molti anni hanno avuto accesso incondizionato ai ragazzi.

Quinto: La colpa alle vittime.

“P. Lawrence Murphy ha iniziato i comportamenti predatori nel Wisconsin nel 1950,” Donohue ha protestato, “ma le famiglie delle vittime non hanno contattato la polizia sino alla metà degli anni 1970 “.

Sesto: Gettare polvere magica.

Donohue afferma che “la risposta comune di tutte le organizzazioni, laiche e religiose”, per casi di abusati “è stata l’accesso alla terapia e reintegrare il paziente.” Davvero? Da dove, in nome del cielo, arriva questa informazione? E ‘assurdo.

E infine, settimo: Utilizzare la difesa dell’onnipotenza usata da Cheney, vedi nel famoso ricorso del caso di Valerie Plame. Vice presidente Cheney ha affermato che la sua alta carica faceva sì che l’atto di dire una bugia, anche se fatto con intento doloso, non era reato.

Gli avvocati del Vaticano ribattono alle accuse di negligenza da parte del papa portate dalle vittime, affermando che il papa ha l’immunità di capo dello stato e che i vescovi che hanno permesso una cultura d’abusi, che si perpetuavano come il ricircolo di una fontana d’acqua sporca, non erano dipendenti del Vaticano.

Forse hanno lavorato per Enron.

Articolo originale

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Una suora prossimo papa. Trad. A Nope for Pope, di Maureen Dowd, NYT:

4 aprile 2010

Sì, abbiamo bisogno di un Nope. (c’è un gioco di parole Nun=Suora e Pope=Papa, ma nope significa anche “no”)

Maureen Dowd, editorialista del New York Time

Maureen Dowd, editorialista del New York Times

Una suora che diventi papa.

La Chiesa Cattolica non potrà mai guarire fintanto che il suo Santo Pastore è visto come una pecora nera nello scandalo sessuale che diventa di giorno in giorno più oscuro.

Ora veniamo a conoscenza della rivoltante notizia che il Cardinale Joseph Ratzinger, soprannominato “Rottweiler di Dio” quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ignorato i ripetuti avvertimenti e distolse lo sguardo nel caso del Rev. C. Lawrence Murphy, un sacerdote del Wisconsin che ha molestato ben 200 ragazzi sordi.

La chiesa riguardo questo scandalo è stata sorda e muta per così tanto tempo che è scioccante, ma non sorprendente, venire a sapere da Laurie Goodstein del New York Times, che un gruppo di ex studenti sordi ha passato 30 anni nel tentativo di farsi ascoltare dai capi della chiesa.

“Le vittime raccontano di Padre Murphy che tira giù i pantaloni e li tocca nel suo ufficio, nella sua macchina, nella casa di campagna di sua madre, durante le escursioni di classe e nei viaggi per la raccolta fondi e nei letti dei loro dormitori la notte”, ha scritto Goodstein. “Arthur Budzinski ha detto di essere stato molestato la prima volta quando è andato da Padre Murphy per la confessione, quando aveva circa 12 anni, nel 1960.”

Fu solo quando la santità del confessionale fu violato che un arcivescovo del Wisconsin (che più tardi ha dovuto rassegnare le dimissioni quando si scoprì  che aveva usato i soldi della chiesa per pagare il silenzio di un amante maschio) ha scritto al cardinale Ratzinger in Vaticano per chiedere che Padre Murphy venisse spretato.

Il cardinale non rispose. L’arcivescovo allora scrisse ad un altro funzionario del Vaticano, ma Padre Murphy si appellò al Cardinale Ratzinger per ottenere clemenza e la ottenne, in parte a causa dello statuto della chiesa e alle sue limitazioni. Da quando il peccato ha uno statuto di limitazioni?

Il Papa è immischiato fino in fondo. Egli stesso si è rivelato tutt’altro che infallibile. E ora sostiene di essere stato disinformato sulla questione di un famigerato prete pedofilo tedesco. Un portavoce della arcidiocesi di Monaco di Baviera venerdì scorso ha detto che Ratzinger, che reggeva la diocesi tre decenni fa, non avrebbe letto la nota inviatagli su Padre Peter Hullermann per cui il prelato è stato rimandato a lavorare con i bambini, perché all’arcivescovo arrivano tra le 700 e le 1.000 note ogni anno.

Vediamo. Ecco due o tre note al giorno. E Ratzinger era famoso in Vaticano per essere uno immerso in voluminosi, e reconditi trattati teologici.

Perché non ha sconsacrato il pericoloso Padre Murphy, è giunta l’ora di dire come stanno le cose.

Papa Benedetto XVI ha mantenuto il divieto della Chiesa al sacerdozio femminile ed è inflessibile contro i sacerdoti che volessero prendere moglie. Ha iniziato due indagini sulle suore americane per verificare la loro “qualità della vita” –  codice per vedere se erano diventate troppo indipendenti. Da cardinale ha scritto un documento Vaticano che esorta le donne a essere partner sottomesse e a non assumere ruoli di contraddittorio nei confronti degli uomini.

Ma la cultura del tutto paternalistica e autoritaria de Il Papa ha portato ad un insulare sistema di esclusione che non è riuscito a far polizia su se stesso, e che è divenuto un corrosivo rifugio di segreti e di vergogna.

Se la chiesa potesse spalancare le sue vetrate e lasciare entrare in po’ d’aria, invitare le donne a essere sacerdoti, le suore ad essere più emancipate e sacerdoti a sposarsi, se potesse scacciare i preti criminali e far finire quella sordida cultura di uomini che proteggono gli uomini che attaccano i bambini, forse potrebbe sopravvivere. Potrebbe essere un segnale incoraggiante commovente e significativo, di umiltà e pentimento, una resa dell’arroganza.

Il Cardinale Ratzinger ha dedicato la sua carriera Vaticana a sradicare ogni traccia di ciò che ha considerato devianza. Il problema è che lui era ossessionato dall’idea di far rispettare l’ortodossia dottrinale e in qualche modo ha perso di vista un pericolo ben più grave per i membri più vulnerabili del suo gregge.

L’ossessionato-dal-peccato “rottweiler” era così assillato dai costumi sessuali – emanando istruzioni costanti sulla castità, la contraccezione, l’aborto – che lui non ha avuto tempo per frenare gli abusi sessuali da parte di sacerdoti che dovevano pregare con, non pregare sopra, le loro giovani vittime.

I vescovi americani sono diventati militanti politici negli ultimi anni, si oppongono al disegno di legge per l’assistenza sanitaria perché il suo linguaggio contro l’aborto non è abbastanza veemente, e puniscono i politici cattolici che sono a favore dell’aborto e della ricerca sulle cellule staminali. Dovrebbero spendere almeno lo stesso tempo a protezione dei ragazzi già sotto la loro cura di quanto ne spendono a far campagna sui diritti di quelli che non sono ancora nati.

Decennio dopo decennio, la chiesa nascondeva i suoi sordidi crimini, permettendoli agli autori in colletto, invece di lasciare che fosse la polizia a metter loro il colletto. Nel caso del famigerato prete tedesco, un funzionario della diocesi ha suggerito che il suo problema si sarebbe potuto risolvere trasferendolo ad insegnare in una scuola femminile . O hanno capito che non sarebbe stato tentato dal sesso femminile, o peggio, alla chiesa non importava di mettere delle bambine a rischio.

Le suore hanno storicamente ripulito le mense dei sacerdoti. E questo è un guaio storico. Benedetto deve tornare a casa in Baviera. E i cardinali dovrebbero inviare la fumata bianca su per il camino, proclamando “Habemus Mama”.

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Articolo originale del NYT