Diavolo di uno Scandalo. Trad. dal New York Times

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Dopo il primo articolo nel quale Maureen Dowd auspicava una suora come prossimo papa; ed il secondo, in cui suggeriva alla chiesa cattolica un sessorcista, al posto di un esorcista; ecco il terzo, pubblicato sul New York Times il giorno di pasqua:

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di Maureen Dowd

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Diavolo di uno Scandalo

Non è stato Il Diavolo a farmelo scrivere.

Sono stati i fatti.

Padre Gabriele Amorth, l’esorcista-capo della Santa Sede, ha detto a Roma che la copertura del New York Times su Papa Benedetto, che solleva dubbi sul rigore in cui sono stati trattati i casi di pedofilia da parte dei preti, era stata “spinta dal Demonio.”

“Non c’è alcun dubbio a riguardo, ” ha detto l’85enne sacerdote, secondo la Catholic News Agency. “Perché lui è un papa meraviglioso, degno successore di Giovanni Paolo II, allora cercano, tramite il diavolo, di prendersela con lui”
L’esorcista ha anche detto che lo scandalo sugli abusi è emerso perché Satana usa i preti per tentare di distruggere la chiesa, “e così non dovremmo stupirci se anche i preti… cadono in tentazione. Anche loro vivono nel mondo e possono cadere così come cadono gli uomini di questo mondo”.

A dirla tutta, cadere in tentazione è mangiare dolci dopo che tu avevi deciso di non mangiarne in Quaresima.

Stuprare e violentare bambini è di gran lunga al di là di ciò che la maggior parte del mondo intende per tentazione.
Questa chiesa ha bisogno di un sessorcista più che di un esorcista.

Nel mentre vengono alla luce in questa non-tanto-Settimana-Santa le vergognose rivelazioni, il Vaticano sta, come dire, un po’ forzando la mano. Al momento, la sola cosa tra Cattolici e Dio è la gerarchia ecclesiastica in difesa, che non riesce a riconoscere e curare il danno che ha fatto in tutto il mondo.

Come possono i fedeli apprezzare la redenzione Pasquale quando lo stesso servizio del Venerdì Santo in Vaticano era più interessato a proteggere il papa che pentirsi per i misfatti della chiesa? Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ha detto ai presenti nella Basilica di San Pietro, compreso il papa, che stava pensando agli Ebrei in questo tempo di Pasqua ebraica e Pasqua cristiana perché “per esperienza sanno cosa significa essere vittime della violenza collettiva e anche per questo sono pronti a riconoscerne i sintomi ricorrenti.”

Abbastanza sorprendentemente, si scopre che il prete Francescano non si riferiva alla violenza collettiva e sintomi ricorrenti di questa piaga mondiale di sacerdoti Cattolici che hanno fatto del male a dei bambini, attivata dalla negligenza malevola del Vaticano. Lui stava parlando della violenza collettiva e dei sintomi ricorrenti, di quei critici – tra cui le stesse vittime, i Cattolici di tutto il mondo e i commentatori – che vogliono una chiesa posta di fronte ai suoi peccati.

Padre Cantalamessa ha continuato a citare la lettera di un non meglio precisato amico Ebreo: “Sto seguendo con disgusto l’attacco violento e concentrico contro la Chiesa, il Papa e tutti i fedeli da parte del mondo intero. L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo.”

Come si direbbe in Latino, “Ne eas ibi.” Non andare di là.

Memori della lunga storia dell’antisemitismo nella chiesa, Leon Wieseltier, editorialista letterario del New Republic e studioso ebreo, ha osservato: “Perché la Chiesa Cattolica desidera difendersi facendo riferimento alle altre enormità in cui è stata anche coinvolta? Comunque, gli ebrei subirono qualcosa di più grave che della cattiva stampa.” Questa solidarietà con gli ebrei è notevole anche in Italia, dato che La Repubblica ha riferito che entro “certi ambienti cattolici” esiste il sospetto che “una lobby ebraica di New York” è responsabile di questa campagna contro il papa.

È un insulto paragonare la tragica morte di sei milioni di ebrei con la grande indignazione dei cattolici contro la

Chiesa, per aver nascosto decenni di crimini contro i bambini, crimini perpetuati proprio da quegli stessi che avrebbero dovuto essere la loro guida morale. Anche il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha cercato di fare dietrofront dicendo: “Io non credo sia un paragone appropriato.”

Padre Cantalamessa stava esprimendo l’auto-vittimizzazione che permea il Vaticano nel momento in cui sempre più vittime di abusi stanno venendo a galla. Notizie dalla Germania fanno sapere che la linea telefonica installata dalla Chiesa Cattolica per segnalare gli abusi è andata in tilt il primo giorno, quando più di 4.000 chiamate hanno segnalato abusi subiti.

C’è l’incapacità del papa di dire qualcosa di profondo, adeguato e sincero riguardo gli scandali e che ruolo egli stesso ha avuto, tra cui l’incartamento col sacerdote del Wisconsin che ha abusato di 200 bambini sordi e che gli ha chiesto di non essere spretato a causa della sua infermità, di risparmiargli la sacerdotale “dignità”. E c’è il suo congedare le critiche come semplici “gossip”. È questo suo comportamento a tenerlo come oggetto delle critiche.

È durante le crisi che si testano i leader, che si arriva a vedere se soccombono ai loro peggiori istinti o convocano i loro angeli migliori.

Ciò che Benedetto deve fare è la cosa giusta.

L’eroe della settimana, semplicemente per aver detto la verità, è l’arcivescovo d’Irlanda Diarmuid Martin. La sua diocesi è Dublino, dove quattro arcivescovi hanno trascorso tre decenni coprendo casi di abusi sui minori.

“Non c’è scorciatoia per affrontare il passato”, ha detto nel corso di una messa della Settimana Santa. “Questo è stato un anno difficile. Vediamo quanto sono dannose la mancanza di integrità e autenticità al corpo di Cristo.
Abusi vergognosi hanno avuto luogo all’interno della chiesa di Cristo. La risposta è stata purtroppo insufficiente. ”

Amen

Articolo originale

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

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