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sosteniamo il Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari che rischia la chiusura

20 luglio 2014

[Grazie alla redazione di sardegnasoprattutto per il post che ha dedicato all’argomento]

Biblioteca_Centro_di_Documentazione_e_Studi_delle_Donne_d0Alle amiche e compagne del Centro documentazione e Studi delle donne di Cagliari va tutto il nostro sostegno. In questi anni, ciò che hanno creato e animato, politicamente e culturalmente, non appartiene al solo territorio cagliaritano ma alla Sardegna tutta, ponendosi come una sponda preziosa tra l’isola e il mondo. Le attività, i laboratori, gli incontri organizzati hanno consentito che generazioni di donne potessero trovare nel Centro un importantissimo luogo di scambio. Il fondo librario, così come la letteratura grigia e le migliaia di titoli presenti sono inoltre un patrimonio imperdibile al quale anche noi di collettiva_femminista Sassari non solo non vogliamo rinunciare bensì cercheremo in tutti i modi percorribili di non perdere.
Essere protagoniste della scena politica e culturale sarda significa chiamare a responsabilità quante in questi anni, dentro e fuori le istituzioni, hanno frequentato il Centro e conoscono la qualità politica di quelle relazioni. Chiediamo anche noi la massima attenzione e una presa di posizione chiara ed efficace sul rischio di chiusura che non vorremmo neppure considerare come eventualità.

collettiva_femminista

Giulia Brianda, Lucia Cardone, Sara Filippelli, Irene Melis, Giuliana Ortu, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu, Elisabetta Satta, Serena Sias, Federica Soddu

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abbiamo inserito questo testo nella parte dei commenti al post. Se lo ritenete, vi invitiamo ad esprimere allo stesso modo il vostro parere.

 

presentazione di contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni Settanta

31 maggio 2013

collettiva_femminista 


presenta il volume

 

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contro versa

Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e dintorni)

sabbiarossa ED, 2013; prefazione di Gisella Modica.

Mercoledì 5 giugno 2013

ore 20:00

al Vecchio Mulino – Sassari

Saranno presenti tre autrici della collettanea: Lucia Cardone, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu.

Dialogherà con il pubblico Monica Farnetti. (more…)

Poesie contro la violenza alle donne

19 febbraio 2013

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Collettiva_femminista propone la presentazione di Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne, consapevoli della forza che la poesia possiede, così come le scritture delle donne intese come gesto politico capace di spostamento. Ci è sembrato importante che numerose poete abbiano preso parola pubblica contro la violenza e lo abbiano fatto con forza, determinazione e signoria. Il valore estetico dell’antologia curata da Loredana Magazzeni coniuga in sé la potenza dirompente della parola poetica e l’interrogazione profonda che un tema come quello della violenza richiama. Il femminicidio infatti riguarda tutte e tutti; ragionare e discutere intorno ad un progetto simile, articolato, corale e partecipato, ci sembrava oltre che opportuno anche necessario. La presentazione dell’antologia, che sta facendo il giro dell’Italia tra confronti pubblici e dibattiti fruttuosi, rappresenta l’opportunità di dialogare intorno al tema della violenza per tenere alta l’attenzione da parte delle donne e degli uomini nei confronti di un nodo così urgente e spinoso. Ecco perché nell’ambito della calendarizzazione annuale della Rete delle donne di Sassari contro la violenza di genere, collettiva_femminista si è posta come obiettivo quello di proseguire i temi delle iniziative fino ad ora proposte: la libertà femminile e lo spostamento linguistico e di senso della parola pubblica delle donne, per non cadere nello stereotipo della vittimizzazione che la violenza rischia di trascinare con sé. Nell’antologia poetica che desideriamo discutere c’è invece una pluralità di voci che offre non uno ma molteplici punti di vista intorno alla violenza e ai luogi in cui essa si riproduce. (more…)

Tu che mi parli tu che non mi ascolti. Riflessioni su un’assemblea

6 dicembre 2011

Ho sempre creduto che la vendetta non sia solo un impeto passionale che fa digerire la collera. Oltre lo sconquasso e il collasso fisiologico c’è invece una precisa modalità attraverso cui la vendetta si compie. C’è una vendetta, per esempio, che pare inconsumabile giacché prende vita – e si organizza – solo nel pensiero. E non si tratta di un semplice prodromo alla strategia vendicativa ma un esatto modo di meditare e di stare al mondo; di farla danzare quella vendetta e di nutrirla tutti i giorni come fosse una bestiola mai addomesticabile. E poi aspettare, già soddisfatte/i tuttavia, perché nel pensiero abbiamo già inflitto e chiesto il conto. Infinite volte e in assoluta libertà. Si tratta solo di andare alla ricerca di quello spazio vischioso e gelato che è la vendetta senza posa. E improvvisamente la si riconoscerà: è proprio lei, quella familiare bestiola che si materializza all’occorrenza in un feticcio a cui sottoporre lo nostre angherie. Quando mi capita di assistere a giornate amare come queste, non posso fare a meno di notarla quella bestiola selvaggia che fa capolino da parole spietate pronunciate. A volte sussurrate perché i livori, quelli vecchi, percorrono fenditure assai oscure. Non si dicono mai per intero perché non amano la completezza, e nemmeno la trasparenza; preferiscono macerare. A quella famosa bestiola piace infatti il crogiuolo, non sa che c’è un tempo per tutto e che quando si accetta di stare nel logorio quel crogiuolo ad un certo punto diventa insopportabile perché va a male. Non posso negare che tutto ciò mi appaia nella sua delittuosità, in effetti. Cioè è come vedere mani colme di semi che, non so se distrattamente o consapevolmente, invece di posarsi su di un terreno madido e fecondo si scambiano per spazzatura e si gettano via. Questa storia del gettar via è sintomo di enorme imperizia. Soprattutto in politica, soprattutto nella politica delle donne. Bisognerebbe stabilire una volta per tutte cosa si vuol metter in scena: i propri risentimenti mai detti e mai risolti o i desideri di relazione. Tra i desideri potrebbe essercene uno efficace: mettere a frutto il conflitto avendo la capacità di dipanarlo. Soprattutto credo si debba nominare quel desiderio, sia esso mimetico o meno, ed esplicitarlo. Sostituire cioè il faticoso agonismo della vendetta con la passione politica della costruzione di un progetto. La vendetta infatti non guarda al futuro, la passione politica invece si. Almeno dovrebbe. (more…)