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Sassari, un maschio Assessore alle Pari Opportunità, dice di averne titolo in quanto ginecologo e le donne le conosce

19 luglio 2010

In risposta all’articolo della Prof. Antonietta Mazzette il neo-assessore Scanu nel 2010 pensa ancora queste cose. Buona lettura.

Pari opportunità, un diritto di tutti

FRANCESCO SCANU / MEDICO DI BASE E SPECIALISTA / IN GINECOLOGIA ED OSTETRICIA / ASSESSORE POLITICHE SOCIALI / E PARI OPPORTUNITÀ / DEL COMUNE DI SASSARI

Egregio Direttore, mi permetta di replicare brevemente ad alcune affermazioni della professoressa Antonietta Mazzette apparse sulla Nuova martedì 6 luglio e lunedì 12 luglio, relative all'(apparente, secondo lei) incongruità della delega alle Pari Opportunità che mi è stata affidata come assessore comunale. La professoressa Mazzette interviene sul tema delle pari opportunità in politica, con affermazioni che appaiono dettate da inutili, quanto antichi pregiudizi. La professoressa parla di “discontinuità”, immaginando che questa delega dovesse essere meglio attribuita ad una donna, negando di fatto, a me per primo e ai maschi in generale, la stessa pari opportunità. Credo che sia necessario superare il concetto delle “quote rosa” e iniziare a porsi una domanda: “Quante sono oggi le donne che vogliono impegnarsi in politica?” Debbo ricordare che io sono assessore alle Politiche Sociali, e penso che difficilmente si troverebbe, presso altri assessorati, un così razionale e prevedibile accostamento istituzionale come le Pari Opportunità. Una delega importante che, occorre evidentemente ricordare, non riguarda solo ed esclusivamente le pari opportunità di genere, ma anche gli anziani, i disabili, i bambini e gli adolescenti. O forse la professoressa Mazzette pensa che sarebbe stato meglio un accorpamento di tale delega all’urbanistica, ai lavori pubblici, alle manutenzioni o meglio ancora all’edilizia privata? Si sarebbe dovuto creare un assessorato in più (cosa non possibile a causa dei tagli) per creare altre spese? Ricordo ancora che la commissione comunale Pari Opportunità è presieduta da una donna, donna è la sua vice-presidente e donne le sue componenti. Perché escludere l’idea che un rappresentante dell’altra quasi-metà del cielo possa portare un suo non inutile contributo? Infine, la presidente della Commissione è un medico, e medico sono anch’io. In più, per la mia specializzazione, ho una lunga esperienza dei problemi del mondo femminile che con ogni probabilità, molte altre donne potrebbero non avere. Le ricordo come da letteratura che risolvo le problematiche femminili nell’adolescenza, nella giovane età e nella piena maturità, nella maternità, nella menopausa e nella terza età essendo la mia specialità quella più consultata in assoluto dal sesso femminile. Per il resto, aspetto di essere giudicato dai fatti, sperando di rispondere alle attese dei cittadini che mi hanno eletto e da chi mi ha affidato l’incarico.

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di Antonietta Mazzette: Perché la Giunta provinciale di Sassari è senza donne, a parte la presidente? Ma la stessa domanda, con maggiore enfasi, andrebbe posta ai governi locali di Nuoro. Proviamo a dare delle risposte.

19 luglio 2010

1. Ai partiti del centro sinistra non importa un bel nulla della rappresentanza femminile. Nella distribuzione degli incarichi ad ogni partito della coalizione è spettata una certa quota e, guarda caso, a nessuno di questi è venuto in testa di indicare una donna. Ma in tal caso la Presidente, almeno per ragioni biologiche se non culturali, non avrebbe dovuto mostrare una certa sensibilità e correggere il tiro delle scelte dei partiti?
2. Il problema è tutto interno al Pd. Nel momento in cui il partito di maggioranza agisce in modo neotribale – leggo che a Sassari (ma anche a Nuoro) ogni assessore è in quota di qualcuno: Spissu, Dettori, Area democratica (assai pochi per la verità), Presidente, Sindaco (ricordo che al Comune è un uomo ad avere la delega per le pari opportunità), e così via -, è abbastanza evidente che, quando ci sono guerre per bande, le prime vittime sono le donne. Accade nella società e, a maggior ragione per l’assenza di intermediazioni, accade nella politica.
3. La scelta degli assessori è avvenuta seguendo criteri di competenza e, perciò, le donne sono automaticamente escluse perché notoriamente poco abituate a fare politica. Sulla competenza dei neo-assessori resto in stand-by. Vediamoli all’opera. Sugli eventuali titoli inesistenti delle donne, mi limito a ricordare che dal Rapporto Donne 2000 in poi la situazione italiana, in termini di accesso femminile all’istruzione e rendimento negli studi, di conseguimenti di laurea e titoli post-laurea, è la chiara e costante dimostrazione che le donne sono più istruite e più motivate rispetto ai maschi. Direi anche che, se l’accesso alla politica venisse garantito con indicatori di competenza e qualità chiari e trasparenti, sarebbero ben pochi gli uomini che riuscirebbero a superare un qualunque test, se non quello lobbistico.
Qualunque sia la ragione che ha portato a questa esclusione, registro una povertà di fondo della politica che non può non allarmare. La presenza femminile è ormai ben visibile e diffusa nei diversi campi delle professionalità presenti nel territorio, in quelli del pubblico impiego, dell’innovazione tecnologica, dell’intrattenimento e del consumo. È sufficiente fare una ricognizione dei quattro settori chiave – culturale (da quelli istituzionali e dell’istruzione fino all’organizzazione di mostre e di eventi), commerciale (dai negozi di tipo tradizionale a quelli specializzati e innovativi), produttiva (dalle attività che appartengono alla cultura regionale a quelle etniche di altra provenienza) e della community welfare (istituzionale, assistenziale e della sanità) -, per avere un’idea chiara di quanto l’economia della Sardegna sia in buona misura un’economia al femminile.
A ciò si aggiunge che le donne sono nel contempo erogatrici ed utenti dei servizi offerti, e non è un caso che in alcune città italiane si sia riservata loro un’attenzione particolare, in termini di organizzazione urbana. Ad esempio, alcune amministrazioni hanno applicato forme di destinazione d’uso di genere: si pensi alle “quote rosa” dei parcheggi, presenti ormai in molti centri, e alle politiche dei tempi. Ovvero, si è innescato un processo virtuoso tra conoscenza di genere e politiche di pari opportunità, anche se ancora in Italia troppo poco diffuso. Ma questo processo è stato reso possibile solo grazie alla presenza di donne dentro il governo locale, cosa che invece non accade mai in loro assenza.
Concludo con una frase di un celebre sociologo degli inizi del ‘900, Georg Simmel: «le donne hanno non solo la possibilità di vedere cose diverse dagli uomini, ma sanno anche vedere le stesse cose in maniera diversa». Pensando alla Presidente della Provincia di Sassari, ciò può avvenire solo a condizione che ci sia anzitutto da parte delle donne la disponibilità a guardare con occhi nuovi, perché solo così questo modo di guardare può contaminare anche l’altro genere. Se ciò non dovesse accadere, è la politica a diventare “altro” rispetto al mondo reale. In tal caso, per favore, che i politici non si lamentino della crescita dell’astensionismo, perché ne sono la causa primaria.

Pubblicato su La Nuova Sardegna il 12 luglio 2010