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Sensibili guerriere. Sulla forza delle donne

27 febbraio 2013

collettiva_femminista

presenta

Federica Giardini e Monica Farnetti

che dialogano su

Sensibili guerriere. Sulla forza delle donne (Jacobelli, 2011)

Mercoledì 6 marzo 2013 – ore 20:00 – Vecchio Mulino di Via Frigaglia, 5 – Sassari

Guardate il video di presentazione con Federica Giardini

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Un tempo il senso comune attribuiva agli uomini forza e capacità di agire e alle donne debolezza e passività. Cosa è cambiato dopo trent’anni di femminismo? Cosa è passato nell’immaginario delle giovani donne di oggi? Quali dei tradizionali attributi della forza femminile – resistenza, grazia, misura – sono ancora verificabili? E soprattutto, è pensabile ed è vivibile un’esperienza della forza che non implichi necessariamente violenza, distruttività, aggressività? Il libro si interroga e risponde su un tema cruciale e urgente, che attraversa le vite femminili nell’ambito della filosofia, della letteratura, della politica e delle arti marziali e che prende figura in alcune rappresentazioni esemplari, dall’amazzone alla guerrigliera, dalla protagonista di Kill Bill a “sa accabadora”.

Federica Giardini insegna Filosofia politica all’Università di Roma Tre. E’ redattrice di “DWF” e del sito italiano della Associazione Internazionale delle Filosofe (IAPH). Fra le sue pubblicazioni “Relazioni” (Sossella 2004); “L’alleanza inquieta. Dimensioni politiche del linguaggio” (Le Lettere 2011), e con Annarosa Buttarelli “Il pensiero dell’esperienza” (Baldini Castoldi & Dalai 2008).

Monica Farnetti insegna Letteratura italiana al Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari ed è socia fondatrice della Società Italiana delle Letterate. Fra le sue pubblicazioni sulla scrittura delle donne “Il centro della cattedrale”, Tre Lune 2002, e “Tutte signore di mio gusto”, La Tartaruga 2008. E’ editrice delle opere di Cristina Campo, Anna Maria Ortese, Maria Savorgnan

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Quei mondi senza donne. Traduzione dal New York Times

11 aprile 2010

Quei mondi senza donne

Maureen Dowd, editorialista del New York Time

Maureen Dowd, editorialista del New York Time

Quando sono stata in Arabia Saudita, ho preso il tè e dolci con un gruppo di giovani professioniste sofisticate e colte.

Ho chiesto loro perché non fossero infastidite nel dover vivere in un paese in cui i diritti per le donne sono strangolati, uno stato che è un incrocio tra un arcaico club per soli uomini e una nazione moderna. Mi hanno detto, un po’ sulla difensiva, che il regno [dell’Arabia Saudita] si stava muovendo ad un suo proprio ritmo, anche se per gli esterni sembrava un movimento glaciale.

Come potevano queste donne di tale spirito, intelligenti e di successo sotto ogni punto di vista, tollerare tale subordinazione?

Ci stavo rimuginando quando qualcosa mi ha colpita: io stessa, come donna cattolica, facevo la stessa cosa.

Anch’io, appartenevo ad un innato club di clausura per soli uomini ricchi che disdegnano la modernità.

Anch’io, rimanevo parte di una società autocratica che reprimeva le donne ed ignorava i loro progressi in un mondo secolarizzato.

Anch’io, avevo razionalizzato uomini in abito talare a cui era consentito nel mondo religioso di aggrapparsi a rituali obsoleti e degradanti nella loro misoginia, ciechi ai benefici che potevano ottenere dando il benvenuto al cervello delle donne, ai loro talenti e cuori all’interno della loro antica confraternita.

Per circoscrivere le donne, l’Arabia Saudita ha utilizzato i codici morali e l’ortodossia agli estremi di un Islam non disegnato da Maometto, la Chiesa Cattolica ha i suoi codici morali e un’ortodossia agli estremi non delineata da Gesù. Nel Nuovo Testamento, Gesù è circondato da donne forti e non sostiene che qualsiasi donna – sia essa sua madre, o una prostituta – possa essere trattata come una cittadina di seconda classe.

Il negare le donne è al centro di ciò che di orribile – e penale – c’è nella Chiesa, l’indifferenza per il benessere dei ragazzi e delle ragazze sotto la cura dei suoi sacerdoti. Lisa Miller scrive nella storia di copertina di Newsweek circa il pericolo nel continuare a emarginare le donne da parte di una Chiesa che ha disonorato Maria prima di tutto, rimuovendola dalla storia dei suoi fondatori:

“Nella società Cattolica Romana, gli alti dirigenti vivono e lavorano, come hanno fatto per millenni, evitando non solo il matrimonio, ma l’intimità con le donne… per non parlare di qualsiasi possibilità di familiarizzare con una realtà, disordine primordiale, che è la famiglia e l’infanzia. “Non c’è da stupirsi che, essendosi allontanati dalle donne e da tutto ciò che è materno, trattano i bambini come danni collaterali, un sacrificio necessario per salvare la faccia della Madre Chiesa”.

E le colpe dei padri continuano a ripercuotersi. Venerdì scorso, la Associated Press ha riportato la notizia che accusa direttamente l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, citando una lettera scritta in latino in cui egli resisteva alle richieste di sconsacrare uno prete californiano che aveva molestato sessualmente dei bambini.

Come Prefetto di lunga data del Vaticano, l’arciconservatore Ratzinger – ora Papa Benedetto XVI – si mosse prontamente a perseguitare dissidenti. Ma con i molestatori, arrancava ed era anche misericordioso.

Come ha riportato l’AP, la diocesi di Oakland raccomandava la sconsacrazione di Padre Stephen Kiesle nel 1981. Il prete aveva ammesso la colpa e fu condannato a tre anni nel 1978 in un caso in cui era stato accusato di aver legato e molestato due ragazzi nella canonica della chiesa.

Nel 1982, la diocesi di Oakland ottenne ciò che può definirsi una risposta “piuttosto succinta” dal Vaticano. E fu solo nel 1985 che il “Rottweiler di Dio” [così era stato soprannominato Ratzinger quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede] finalmente riuscì a rispondere alle preoccupazioni espresse dal Vescovo della California. Mandò [Ratzinger] una lettera raccomandando alla diocesi di dare all’allora 38enne pedofilo “la massima cura paterna possibile” e di considerare “la sua giovane età.” Ratzinger avrebbe dovuto essere più preoccupato per la giovane età delle vittime del sacerdote, ciò che le cure materne avrebbero garantito.

Come in tanti altri casi, la principale preoccupazione sembrava essere proteggere la chiesa dallo scandalo. Freddamente, oltraggiosamente, il futuro papa ha chiesto al vescovo di Oakland di considerare il “bene della Chiesa universale” prima di cedere alla richiesta del sacerdote di rinunciare al collare [ecclesiatico] – nonostante gli avvertimenti a Roma da parte del vescovo, che lo scandalo sarebbe stato probabilmente maggiore se il prete non fosse stato punito.

Mentre il Vaticano prendeva tempo – chiedendo alla diocesi di rimandare gli incartamenti, perché forse erano stato persi – Kiesle si propose volontario in qualità responsabile della gioventù in una chiesa a nord di Oakland. L’AP ha anche riferito che, anche dopo che il prete fu spretato finalmente nel 1987, ha continuato come volontario con i bambini della diocesi di Oakland; i ripetuti avvisi ai funzionari della chiesa furono ignorati.

Il Vaticano deve capire che la risposta belligerante della Chiesa, risentita e paranoica per lo scandalo globale, non sta funzionando perché anche se dice che ora vuole cooperare con la giustizia secolare e che il Papa avrà più incontri con le vittime. E ‘troppo poco, troppo tardi.

La chiesa che nel corso dei secoli ha insegnato a me e gli altri bambini cosa era bene e male, non sapeva distinguere il bene dal male quando si trattava di bambini. Crimini sono stati spazzati sotto i tappeti delle canoniche, e i molestatori sono stati protetti ed hanno potuto molestare di nuovo per il “bene della Chiesa universale.” E questo è il male, molto male – un peccato mortale.

La chiesa ha avuto scismi teologici. Questo è uno scisma emotivo. Il papa è moralmente compromesso. Fattelo dire da una sorella.

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Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro – LASTAMPA.it

11 aprile 2010

Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro – LASTAMPA.it.

Per capirne l’importanza ricordo ciò che scriveva Carla Lonzi in Taci, anzi parla:Mi ha molto impressionato sapere che Alessandro Magno aveva avuto quattro miti cui ispirarsi: Ercole, Dioniso, Achille e Ciro. Noi donne non ne abbiamo neanche uno“.

Finalmente le cose possono iniziare a cambiare.

Biancaneve sessista

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Diavolo di uno Scandalo. Trad. dal New York Times

7 aprile 2010

Dopo il primo articolo nel quale Maureen Dowd auspicava una suora come prossimo papa; ed il secondo, in cui suggeriva alla chiesa cattolica un sessorcista, al posto di un esorcista; ecco il terzo, pubblicato sul New York Times il giorno di pasqua:

…………………..
di Maureen Dowd

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Maureen Dowd, opionist del NYT, vincitrice del Premio Pulizer

Diavolo di uno Scandalo

Non è stato Il Diavolo a farmelo scrivere.

Sono stati i fatti.

Padre Gabriele Amorth, l’esorcista-capo della Santa Sede, ha detto a Roma che la copertura del New York Times su Papa Benedetto, che solleva dubbi sul rigore in cui sono stati trattati i casi di pedofilia da parte dei preti, era stata “spinta dal Demonio.”

“Non c’è alcun dubbio a riguardo, ” ha detto l’85enne sacerdote, secondo la Catholic News Agency. “Perché lui è un papa meraviglioso, degno successore di Giovanni Paolo II, allora cercano, tramite il diavolo, di prendersela con lui”
L’esorcista ha anche detto che lo scandalo sugli abusi è emerso perché Satana usa i preti per tentare di distruggere la chiesa, “e così non dovremmo stupirci se anche i preti… cadono in tentazione. Anche loro vivono nel mondo e possono cadere così come cadono gli uomini di questo mondo”.

A dirla tutta, cadere in tentazione è mangiare dolci dopo che tu avevi deciso di non mangiarne in Quaresima.

Stuprare e violentare bambini è di gran lunga al di là di ciò che la maggior parte del mondo intende per tentazione.
Questa chiesa ha bisogno di un sessorcista più che di un esorcista.

Nel mentre vengono alla luce in questa non-tanto-Settimana-Santa le vergognose rivelazioni, il Vaticano sta, come dire, un po’ forzando la mano. Al momento, la sola cosa tra Cattolici e Dio è la gerarchia ecclesiastica in difesa, che non riesce a riconoscere e curare il danno che ha fatto in tutto il mondo.

Come possono i fedeli apprezzare la redenzione Pasquale quando lo stesso servizio del Venerdì Santo in Vaticano era più interessato a proteggere il papa che pentirsi per i misfatti della chiesa? Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ha detto ai presenti nella Basilica di San Pietro, compreso il papa, che stava pensando agli Ebrei in questo tempo di Pasqua ebraica e Pasqua cristiana perché “per esperienza sanno cosa significa essere vittime della violenza collettiva e anche per questo sono pronti a riconoscerne i sintomi ricorrenti.”

Abbastanza sorprendentemente, si scopre che il prete Francescano non si riferiva alla violenza collettiva e sintomi ricorrenti di questa piaga mondiale di sacerdoti Cattolici che hanno fatto del male a dei bambini, attivata dalla negligenza malevola del Vaticano. Lui stava parlando della violenza collettiva e dei sintomi ricorrenti, di quei critici – tra cui le stesse vittime, i Cattolici di tutto il mondo e i commentatori – che vogliono una chiesa posta di fronte ai suoi peccati.

Padre Cantalamessa ha continuato a citare la lettera di un non meglio precisato amico Ebreo: “Sto seguendo con disgusto l’attacco violento e concentrico contro la Chiesa, il Papa e tutti i fedeli da parte del mondo intero. L’uso dello stereotipo, il passaggio dalla responsabilità e colpa personale a quella collettiva mi ricordano gli aspetti più vergognosi dell’antisemitismo.”

Come si direbbe in Latino, “Ne eas ibi.” Non andare di là.

Memori della lunga storia dell’antisemitismo nella chiesa, Leon Wieseltier, editorialista letterario del New Republic e studioso ebreo, ha osservato: “Perché la Chiesa Cattolica desidera difendersi facendo riferimento alle altre enormità in cui è stata anche coinvolta? Comunque, gli ebrei subirono qualcosa di più grave che della cattiva stampa.” Questa solidarietà con gli ebrei è notevole anche in Italia, dato che La Repubblica ha riferito che entro “certi ambienti cattolici” esiste il sospetto che “una lobby ebraica di New York” è responsabile di questa campagna contro il papa.

È un insulto paragonare la tragica morte di sei milioni di ebrei con la grande indignazione dei cattolici contro la

Chiesa, per aver nascosto decenni di crimini contro i bambini, crimini perpetuati proprio da quegli stessi che avrebbero dovuto essere la loro guida morale. Anche il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha cercato di fare dietrofront dicendo: “Io non credo sia un paragone appropriato.”

Padre Cantalamessa stava esprimendo l’auto-vittimizzazione che permea il Vaticano nel momento in cui sempre più vittime di abusi stanno venendo a galla. Notizie dalla Germania fanno sapere che la linea telefonica installata dalla Chiesa Cattolica per segnalare gli abusi è andata in tilt il primo giorno, quando più di 4.000 chiamate hanno segnalato abusi subiti.

C’è l’incapacità del papa di dire qualcosa di profondo, adeguato e sincero riguardo gli scandali e che ruolo egli stesso ha avuto, tra cui l’incartamento col sacerdote del Wisconsin che ha abusato di 200 bambini sordi e che gli ha chiesto di non essere spretato a causa della sua infermità, di risparmiargli la sacerdotale “dignità”. E c’è il suo congedare le critiche come semplici “gossip”. È questo suo comportamento a tenerlo come oggetto delle critiche.

È durante le crisi che si testano i leader, che si arriva a vedere se soccombono ai loro peggiori istinti o convocano i loro angeli migliori.

Ciò che Benedetto deve fare è la cosa giusta.

L’eroe della settimana, semplicemente per aver detto la verità, è l’arcivescovo d’Irlanda Diarmuid Martin. La sua diocesi è Dublino, dove quattro arcivescovi hanno trascorso tre decenni coprendo casi di abusi sui minori.

“Non c’è scorciatoia per affrontare il passato”, ha detto nel corso di una messa della Settimana Santa. “Questo è stato un anno difficile. Vediamo quanto sono dannose la mancanza di integrità e autenticità al corpo di Cristo.
Abusi vergognosi hanno avuto luogo all’interno della chiesa di Cristo. La risposta è stata purtroppo insufficiente. ”

Amen

Articolo originale

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Non ci dovrebbe essere un Inquisizione anche per il Papa? Trad. dell’editoriale di Maureen Dowd sul New York Times

6 aprile 2010

The New York Times

Non ci dovrebbe essere un Inquisizione anche per il Papa?

Non mi sembra giusto che la Chiesa Cattolica passi la Settimana Santa a esercitare l’arte diabolica del rigiro.

Con tanto di immaginario con corona-di-spine, la Chiesa, per la Pasqua, ha avviato un blitz da parte delle pubbliche relazioni a difesa di un papa che ha assecondato una cultura perversa che proteggeva i molestatori (e con quella) la reputazione della Chiesa stessa, invece di proteggere i bambini abusati – talvolta disabili e svantaggiati.

La Chiesa ha perso la propria credibilità per la Quaresima. Giovedi-Santo e il Venerdì-Santo stanno diventando Giovedi-Nascondi e Venerdì-Incolpa.

Questa settimana di confessioni e servizi di penitenza, si sta rilevando essere la settimana in cui il papa resiste alla pressione dei cattolici di tutto il mondo, che vogliono la sua stessa confessione e penitenza per la cascata di casi d’abuso sessuale sui bambini ignorate, anche da una diocesi tedesca, e dall’ufficio che lui ricopre in sede al Vaticano.

Se la raccolta fondi e contributi per la chiesa si prosciugassero, coloro che curano le pubbliche relazione di Benedetto possono ancora mettere in scena un servizio fotografico in cui egli esce dal confessionale ed entra nel lato in cui il resto del suo fallibile gregge entra.

O forse uno spot di 30 secondi che difende il papa con la voce di Benedetto che alla fine intona: “Io sono infallibile, e approvo questo messaggio”.

L’articolo 1404 del diritto canonico stabilisce che “La prima Sede non è giudicata da nessuno.” Eccetto che da Gesù, Maria e Giuseppe, come mio padre diceva. Qualcuno deve dire alla prima Sede quando questa è cieca – e muta – nei confronti dei bambini sordi in America e in Italia.

Il Vaticano è sorpreso di trovarsi davanti a questo tipo di problemi. I funzionari vaticani in tutto questo periodo avrebbero potuto tranquillamente sapere quello che stava succedendo; basti vedere arcivescovi in visita a Roma come si fosse ad un circolo di cucito. Ma il cinico Vaticano non ha voluto proprio prendere in considerazione la cosa.

E ora la Chiesa continua a nascondersi dietro la sua mistica. Mettendo giù il catechismo, ha preso il manuale delle pubbliche relazioni di Washington per i peccati politici.

Primo: Dichiarare che ogni nuova rivelazione è vecchia e senza importanza.

Alla Messa della Domenica delle Palme di San Patrizio, Arcivescovo Timothy Dolan di New York ha lamentato che “la recente ondata di marea di notizie circa l’abuso di minori da parte di alcuni pochi sacerdoti, questa volta in Irlanda, Germania, e il ripercorrere una storia vecchia del Wisconsin, ci ha messi sulle nostre ginocchia ancora una volta.”

Alcuni pochi preti? A questo punto, sembrano essere un battaglione internazionale.

Una ripetizione di una vecchia storia? Mi dispiace dover ricordare, all’Arcivescovo, che un prete, padre Lawrence Murphy, che non ha mostrato alcun rimorso e non ha subito alcuna punizione da “Rottweiler” Ratzinger, ha abusato ben 200 bambini sordi nel Wisconsin.

L’ Arcivescovo Dolan ha paragonato il Papa a Gesù, dicendo che adesso “egli soffre alcune delle stesse accuse ingiuste, grida della folla, e la flagellazione alla colonna,” ed “essere ogni giorno coronato di spine con insinuazioni prive di fondamento.”

Secondo: Incolpa qualcun altro – anche se si tratta del popolare predecessore di questo papa, che è sulla pista veloce verso la santità.

Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn ha difeso Papa Benedetto durante questa settimana, dicendo che l’allora cardinale Ratzinger nel 1995 aveva tentato di indagare l’ex arcivescovo di Vienna con l’accusa di aver molestato i giovani in un monastero, ma tale indagine era stata impedita da consiglieri vicino a Papa Giovanni Paolo II.

Terzo: Devi dire che il nero è bianco.

Nel suo blog, l’arcivescovo Dolan ha infiammato i critici della chiesa affermando: “La Chiesa ha bisogno di critica, la vogliamo, per noi è la benvenuta; noi ne facciamo un gran uso su noi stessi”, aggiungendo: “Non ci aspettiamo alcun trattamento speciale. …per cui andate avanti.” Sì, come no.

Quarto: Demonizzare i gay, come Karl Rove ha fatto nel 2004.

In un annuncio sul “New York Times” di martedì, Bill Donohue, presidente della Catholic League, ci ha offerto questa illuminazione: “Il New York Times continua a fare degli editoriali circa la ‘crisi di pedofilia,’ quando in realtà è sempre stata una crisi omosessuale. L’ottanta per cento delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti sono di sesso maschile e la maggior parte di loro sono ragazzi post-pubertà. Mentre l’omosessualità non causa dei comportamenti predatori, e la maggior parte dei preti gay non sono molestatori, la maggior parte dei molestatori sono gay”.

Donohue continua a parlare del problema come si trattasse di un’indiscrezione piuttosto che di un crimine. Se si tratta soprattutto di uomini e ragazzi, questo è in parte perché i sacerdoti per molti anni hanno avuto accesso incondizionato ai ragazzi.

Quinto: La colpa alle vittime.

“P. Lawrence Murphy ha iniziato i comportamenti predatori nel Wisconsin nel 1950,” Donohue ha protestato, “ma le famiglie delle vittime non hanno contattato la polizia sino alla metà degli anni 1970 “.

Sesto: Gettare polvere magica.

Donohue afferma che “la risposta comune di tutte le organizzazioni, laiche e religiose”, per casi di abusati “è stata l’accesso alla terapia e reintegrare il paziente.” Davvero? Da dove, in nome del cielo, arriva questa informazione? E ‘assurdo.

E infine, settimo: Utilizzare la difesa dell’onnipotenza usata da Cheney, vedi nel famoso ricorso del caso di Valerie Plame. Vice presidente Cheney ha affermato che la sua alta carica faceva sì che l’atto di dire una bugia, anche se fatto con intento doloso, non era reato.

Gli avvocati del Vaticano ribattono alle accuse di negligenza da parte del papa portate dalle vittime, affermando che il papa ha l’immunità di capo dello stato e che i vescovi che hanno permesso una cultura d’abusi, che si perpetuavano come il ricircolo di una fontana d’acqua sporca, non erano dipendenti del Vaticano.

Forse hanno lavorato per Enron.

Articolo originale

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Una suora prossimo papa. Trad. A Nope for Pope, di Maureen Dowd, NYT:

4 aprile 2010

Sì, abbiamo bisogno di un Nope. (c’è un gioco di parole Nun=Suora e Pope=Papa, ma nope significa anche “no”)

Maureen Dowd, editorialista del New York Time

Maureen Dowd, editorialista del New York Times

Una suora che diventi papa.

La Chiesa Cattolica non potrà mai guarire fintanto che il suo Santo Pastore è visto come una pecora nera nello scandalo sessuale che diventa di giorno in giorno più oscuro.

Ora veniamo a conoscenza della rivoltante notizia che il Cardinale Joseph Ratzinger, soprannominato “Rottweiler di Dio” quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha ignorato i ripetuti avvertimenti e distolse lo sguardo nel caso del Rev. C. Lawrence Murphy, un sacerdote del Wisconsin che ha molestato ben 200 ragazzi sordi.

La chiesa riguardo questo scandalo è stata sorda e muta per così tanto tempo che è scioccante, ma non sorprendente, venire a sapere da Laurie Goodstein del New York Times, che un gruppo di ex studenti sordi ha passato 30 anni nel tentativo di farsi ascoltare dai capi della chiesa.

“Le vittime raccontano di Padre Murphy che tira giù i pantaloni e li tocca nel suo ufficio, nella sua macchina, nella casa di campagna di sua madre, durante le escursioni di classe e nei viaggi per la raccolta fondi e nei letti dei loro dormitori la notte”, ha scritto Goodstein. “Arthur Budzinski ha detto di essere stato molestato la prima volta quando è andato da Padre Murphy per la confessione, quando aveva circa 12 anni, nel 1960.”

Fu solo quando la santità del confessionale fu violato che un arcivescovo del Wisconsin (che più tardi ha dovuto rassegnare le dimissioni quando si scoprì  che aveva usato i soldi della chiesa per pagare il silenzio di un amante maschio) ha scritto al cardinale Ratzinger in Vaticano per chiedere che Padre Murphy venisse spretato.

Il cardinale non rispose. L’arcivescovo allora scrisse ad un altro funzionario del Vaticano, ma Padre Murphy si appellò al Cardinale Ratzinger per ottenere clemenza e la ottenne, in parte a causa dello statuto della chiesa e alle sue limitazioni. Da quando il peccato ha uno statuto di limitazioni?

Il Papa è immischiato fino in fondo. Egli stesso si è rivelato tutt’altro che infallibile. E ora sostiene di essere stato disinformato sulla questione di un famigerato prete pedofilo tedesco. Un portavoce della arcidiocesi di Monaco di Baviera venerdì scorso ha detto che Ratzinger, che reggeva la diocesi tre decenni fa, non avrebbe letto la nota inviatagli su Padre Peter Hullermann per cui il prelato è stato rimandato a lavorare con i bambini, perché all’arcivescovo arrivano tra le 700 e le 1.000 note ogni anno.

Vediamo. Ecco due o tre note al giorno. E Ratzinger era famoso in Vaticano per essere uno immerso in voluminosi, e reconditi trattati teologici.

Perché non ha sconsacrato il pericoloso Padre Murphy, è giunta l’ora di dire come stanno le cose.

Papa Benedetto XVI ha mantenuto il divieto della Chiesa al sacerdozio femminile ed è inflessibile contro i sacerdoti che volessero prendere moglie. Ha iniziato due indagini sulle suore americane per verificare la loro “qualità della vita” –  codice per vedere se erano diventate troppo indipendenti. Da cardinale ha scritto un documento Vaticano che esorta le donne a essere partner sottomesse e a non assumere ruoli di contraddittorio nei confronti degli uomini.

Ma la cultura del tutto paternalistica e autoritaria de Il Papa ha portato ad un insulare sistema di esclusione che non è riuscito a far polizia su se stesso, e che è divenuto un corrosivo rifugio di segreti e di vergogna.

Se la chiesa potesse spalancare le sue vetrate e lasciare entrare in po’ d’aria, invitare le donne a essere sacerdoti, le suore ad essere più emancipate e sacerdoti a sposarsi, se potesse scacciare i preti criminali e far finire quella sordida cultura di uomini che proteggono gli uomini che attaccano i bambini, forse potrebbe sopravvivere. Potrebbe essere un segnale incoraggiante commovente e significativo, di umiltà e pentimento, una resa dell’arroganza.

Il Cardinale Ratzinger ha dedicato la sua carriera Vaticana a sradicare ogni traccia di ciò che ha considerato devianza. Il problema è che lui era ossessionato dall’idea di far rispettare l’ortodossia dottrinale e in qualche modo ha perso di vista un pericolo ben più grave per i membri più vulnerabili del suo gregge.

L’ossessionato-dal-peccato “rottweiler” era così assillato dai costumi sessuali – emanando istruzioni costanti sulla castità, la contraccezione, l’aborto – che lui non ha avuto tempo per frenare gli abusi sessuali da parte di sacerdoti che dovevano pregare con, non pregare sopra, le loro giovani vittime.

I vescovi americani sono diventati militanti politici negli ultimi anni, si oppongono al disegno di legge per l’assistenza sanitaria perché il suo linguaggio contro l’aborto non è abbastanza veemente, e puniscono i politici cattolici che sono a favore dell’aborto e della ricerca sulle cellule staminali. Dovrebbero spendere almeno lo stesso tempo a protezione dei ragazzi già sotto la loro cura di quanto ne spendono a far campagna sui diritti di quelli che non sono ancora nati.

Decennio dopo decennio, la chiesa nascondeva i suoi sordidi crimini, permettendoli agli autori in colletto, invece di lasciare che fosse la polizia a metter loro il colletto. Nel caso del famigerato prete tedesco, un funzionario della diocesi ha suggerito che il suo problema si sarebbe potuto risolvere trasferendolo ad insegnare in una scuola femminile . O hanno capito che non sarebbe stato tentato dal sesso femminile, o peggio, alla chiesa non importava di mettere delle bambine a rischio.

Le suore hanno storicamente ripulito le mense dei sacerdoti. E questo è un guaio storico. Benedetto deve tornare a casa in Baviera. E i cardinali dovrebbero inviare la fumata bianca su per il camino, proclamando “Habemus Mama”.

Traduzioni di collettiva_femminista Sassari

Articolo originale del NYT