Posts Tagged ‘Femminismo’

Chi ha paura di Hillary Clinton?

11 ottobre 2016
meeting_web-01Desideriamo aprire a Sassari uno spazio di confronto femminista, dove a partire dalle riflessioni e dal pensiero delle donne si possano affrontare i temi che più ci stanno a cuore, sia per quanto riguarda la politica prima, sia rispetto alle questioni e alle emergenze che si agitano nel mondo contemporaneo. Abbiamo in mente una sorta di laboratorio, dove il pensiero femminista si possa intrecciare e confrontare con i problemi concreti che il mondo pone e ci pone. Il primo incontro sarà dedicato alle elezioni americane, un evento di portata globale che ci interroga tanto sul piano simbolico quanto su quello politico.
Hillary Clinton potrebbe diventare la prima donna a ricoprire la carica di Presidente degli USA.
Intendiamo analizzare la portata simbolica di tale evento che genera all’interno del mondo femminile e femminista non pochi dubbi e talvolta contrasti. Michelle Obama durante la Convention Democratica ha detto “È grazie ad Hillary Clinton che oggi i nostri figli e le nostre figlie adesso ritengono sia una cosa scontata che una donna possa diventare Presidente degli USA”: è davvero così?
In Europa Angela Merkel e Theresa May hanno una leadership riconosciuta.
In Italia abbiamo una figura che ha la forza e l’autorevolezza di guidare un partito ed un governo? Vorremmo interrogarci che caratteristiche chiederemmo qui in Italia alla donna che dovrebbe diventare la nostra Presidente del Consiglio.
Tornando alle elezioni USA, la candidata Clinton si trova ad affrontare un candidato francamente inqualificabile sotto molti aspetti: impreparato, usa un linguaggio sessista, razzista, ammette candidamente di non pagare le tasse. Nonostante ciò, Clinton è sì in vantaggio nei sondaggi, ma minimo. Il motivo è, come propongono alcuni quotidiani internazionali (Guardian, NYT, Post), il fatto che sia una donna? Oppure il fatto che lei abbia perso gli ideali femministi che l’avevano guidata negli anni di Wellesley e Yale per abbracciare il potere capitalistico guidato da banche quali Goldman Sachs o Morgan Stanley?
Le questioni che la kermesse americana mette a tema sono incandescenti, non soltanto per l’imminente contingenza, ma soprattutto perché rilanciano e mettono in discussione il ruolo delle donne nella “politica seconda”, e ci interrogano sulla possibilità di mettere in gioco la differenza femminile.
Per informazionii:
Facebook: collettiva.femminista
mail: collettiva.femminista@gmail.com
tel: 079.2012098
twitter: @cfemminista

Femministe al cinema: la mia avventura sono io!

10 luglio 2014

collettiva_femminista sassaricollettiva_femminista Sassari ha accolto l’invito di Giorgia Guarino e Sassari Cinema per presentare tre film al Sassari Estate 2014.
Si tratta di due documentari e un film di finzione che raccontano storie ed esperienze differenti e invitano ad interrogarsi su lotte e cambiamenti, movimenti e agire di donne che si dicono femministe. Il cinema è uno dei mezzi più immediati per raccontare ciò che viviamo e ciò che ci sta a cuore, ci piace pertanto pensare che è anche attraverso lo sguardo cinematografico che i nostri pensieri possono prendere corpo.

 

pussyriotapunkprayer Il primo film, sarà proiettato l’11 luglio 2014 al Cinema Moderno, V.le Umberto a Sassari ore 21:15 , sarà Pussy Riot. A Punk Prayer, GB/RUS 2013. 90 Min. I registi Maxim Pozdorovkin e Mike Lerner ci raccontano il processo a cui sono sottoposte le Pussy Riot a causa della loro preghiera punk: “Madre di Dio diventa una femminista e liberaci da Putin”, parole sconvolgenti in una società patriarcale russa dove è forte l’abbraccio mortale fra stato e chiesa. Le Pussy Riot scelgono di rivolgersi non a dio, ma ad un’altra donna: la Vergine Maria, invitandola a diventare femminista. Parole e gesti imperdonabili per la chiesa e per Putin, le ragazze si scontreranno con una reazione bruta e persecutoria, nonostante il rischio del carcere, non rinnegheranno la loro lotta. Perché, come ha detto Marija Alëchina, una delle Pussy Riot, durante un dibattito con Judith Butler e Rosi Braidotti: “Il femminismo come certe libertà non si eredita, ogni generazione deve combattere la sua battaglia per ottenerle”

 

Femen_PosterArtwork-718x1024Femen. L’Ucraina non è in vendita, AUS/UCR 2013, 78 Min. sarà sullo schermo il 18 luglio 2014 alla Scuola Media 2, C.so Regina Margherita, Sassari, ore 21:15. Diretto da Kitty Green il documentario racconta la genesi e le lotte del gruppo femminista ucraino che ha suscitato molte riflessioni anche tra le studiose e le filosofe femministe. Le Femen scelgono come forma di lotta l’esposizione del proprio corpo inerme per denunciare quella sessualità maschile che sfrutta la prostituzione a discapito delle donne. Le storie delle femministe di Kiev si dipanano guidate dallo sguardo attento della regista, sguardo femminile appunto, che restituisce l’esperienza e il pensiero di queste donne in lotta, restituendo una realtà di un paese che fa ancora i conti con un patriarcato repressivo e imperante.

 

We-Are-the-BestInfine per l’ultimo appuntamento, il 25 luglio 2014 alla Scuola Media 2, C.so Regina Margherita, Sassari, ore 21:15, sarà con la storia di tre adolescenti, We are the best! SVE/DAN 2013, 102 Min., per la regia di Lucas Moodysson, è la graphic novel di Coco, moglie del regista, che ha ispirato la sceneggiatura del film. Gli interrogativi delle tre protagoniste, quel dolore quasi primitivo che si fa ordine solo nella relazione di amicizia con le proprie simili, è il primo orientamento conosciuto. Il desiderio di sentirsi unite nella musica è, in questo caso, il modo per darsi forza reciprocamente e sapersi unite.

collettiva_femminista Sassari presenta: Memorie del movimento delle donne degli anni ’70. Contributi per una storia del femminismo in Sardegna

14 febbraio 2014

collettiva_femminista sassaricollettiva femminista Sassari ha il grande piacere di presentare il libro delle compagne del Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari.

Le compagne cagliaritane sono un esempio mirabile di come la politica ed i saperi femminili abbiano portato alla nascita di un centro che da più di trent’anni è un faro per il femminismo sardo e italiano. Il Centro sempre attivo a Cagliari promuove gli incontri dei Gruppi di Filosofia, di Gruppi sul Lavoro e di Cinema, nonché una biblioteca con tutte le riviste, i libri ed i film che hanno accompagnato il femminismo italiano dagli anni ’70 ad oggi. collettiva_femminista condivide con le femministe cagliaritane un proficuo e felice rapporto politico sui temi cari alle donne.

Il libro

La cooperativa La Tarantola, fondatrice a Cagliari nel 1978 del Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari e della libreria delle donne, ha ricostruito nel volume pubblicato da CUEC le tappe più importanti della storia del femminismo nell’isola con un meticoloso lavoro di archivio e di tessitura delle relazioni ancora vive tra le protagoniste del movimento delle donne in Sardegna.

Attraverso una serie di interviste, questionari, testimonianze e volantini dell’epoca si è cercato di recuperare la memoria delle donne che si sono impegnate nella pratica politica del femminismo e che, a distanza di diversi decenni, si sono rese disponibili a condividere ricordi testimonianze e posizioni politiche di quella straordinaria esperienza.

Il volume ripercorre gli anni dal 1974 con il referendum sul divorzio fino alle vacanze internazionali a Carloforte, passando per l’esperienza dell’Umanitaria e degli incontri locali di Santu Lussurgiu e Santa Maria Navarrese, insieme a quelli nazionali di Pinarella e Paestum, senza tralasciare i testi di riferimento dei collettivi, le riviste e i documenti.

Un saggio indispensabile per chi si voglia avvicinare ai saperi delle donne e alla storia del femminismo in Sardegna e un’occasione imperdibile per sentire dal vivo alcune delle voci che hanno animato quel periodo.

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Solidarietà al Movimento Omosessuale Sardo e a Barbara Tetti

31 gennaio 2014

collettiva_femminista sassaricollettiva_femminista Sassari esprime piena solidarietà al Movimento Omosessuale Sardo e in particolare a Barbara Tetti, presidente e legale rappresentante del Mos, che si trova a dover rispondere a una querela per diffamazione a mezzo stampa presentata dalla direttrice della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Sassari Maristella Mura.

A ben vedere il Mos ha segnalato la situazione di estremo degrado in cui versa la clinica di Malattie infettive dell’Ospedale di Sassari, rivolgendosi ai NAS e alle autorità competenti ed esercitando dunque un diritto/dovere di cittadinanza attiva. Riteniamo inaccettabile e per certi versi intimidatoria la reazione della direttrice di Malattie Infettive giacché risponde non sui fatti contestati, ma alla contestazione stessa, tentando di sottrarsi al giudizio e alla presa di parola pubblica che spetta alle cittadine e ai cittadini.

Nel rinnovare la nostra solidarietà e vicinanza alla presidente Tetti, chiediamo alla direttrice Mura di ritirare la querela e di rispondere nel merito circa le rimostranze della cittadinanza.

Se dire è fare. Riflessioni e pratiche politiche sulla violenza degli uomini contro le donne

17 novembre 2012

ImageIn occasione della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” si terrà l’incontro Se dire è fare. Riflessioni e pratiche politiche sulla violenza degli uomini contro le donne presso il Vecchio Mulino (via Frigaglia 5, Sassari), venerdì 23 novembre 2012 dalle ore 19 (ore 21.30 buffet con consumazione a 10 euro, si consiglia la prenotazione).

L’incontro nasce dalla volontà di riprendere un percorso politico di sensibilizzazione sui temi riguardanti la violenza degli uomini sulle donne che dal 2007 ha visto la “Rete delle donne” impegnata con numerose iniziative (basti ricordare la proiezione di Processo per stupro e le manifestazioni legate alla Staffetta Nazionale promossa dall’UDI).

L’invito di collettiva_femminista e di noiDonne 2005 è stato accolto da Franca Puggioni e da Federico Zappino e si partirà dalla cronaca dell’omicidio di Orsola Serra fino a mettere a tema la necessità di un pensiero maschile in merito alla violenza. Interverranno poi le Associazioni le quali porteranno le proprie proposte per giungere a una calendarizzazione annuale di iniziative: Amnesty-Sassari, ARCI Sassari, Associazione Acos, Donne in Carrelas, Emergency-Sassari, MOS, Snoq Sassari, Yakar, Associazione Luigi Polano.

La programmazione annuale consentirà di tenere alta la soglia di attenzione nei confronti della violenza degli uomini contro le donne, nello specifico del femminicidio, questione che non può essere relegata a una giornata di commemorazione o di conta delle vittime. Piuttosto può e deve diventare centrale nell’agenda politica delle amministrazioni e nel sentire della città, tramite il sostegno e l’impegno di ogni Associazione che pur nella propria specificità potrà incrementare un progetto condiviso. L’incontro è aperto a quanti, Associazioni e singoli, vogliano contribuire per proporre o sostenere le iniziative.

Sassari, 16 novembre 2012

collettiva_femminista e noiDonne 2005

Per prenotazioni Il Vecchio Mulino, via Frigaglia 5 – Sassari tel. 0794920324

Promemoria di struttura della serata
Se dire è fare. Riflessioni e pratiche politiche sulla violenza degli uomini contro le donne

h. 19-19.25 Brevi interventi in relazione (autogestiti) di Franca Puggioni e di Federico Zappino

h. 19.30-20.30 (60 min. complessivi – interventi di 6 min. ciascuno) Coordinamento di Giuliana Ortu e interventi delle Associazioni: Amnesty-Sassari, ARCI Sassari, Associazione Acos, collettiva_femminista, Donne in Carrelas, Emergency-Sassari, MOS, noiDonne 2005, Snoq Sassari, Yakar.

h. 20.35 interventi del pubblico e dibattito

h. 21.30 cena a buffet

Locandina dell’evento:

Quale mobilitazione viene chiesta alle donne?

24 gennaio 2011

I numerosi appelli alla mobilitazione delle donne, di tutte le donne, che ascoltiamo in questi giorni risultano francamente fastidiosi e fuori luogo. Questi inviti alla partecipazione suonano come una richiesta inaccettabile, da un lato perché rifiutiamo di adeguare i tempi e i modi della nostra politica alle regole degli schieramenti partitici e dell’audience televisiva – che peraltro si somigliano sempre di più e sempre più pericolosamente; dall’altro lato, questi appelli, soprattutto da parte della politica  maschile (e maschile è in genere la politica dei partiti, anche quando le donne ne sono attrici), mettono a tema la questione della mancata e mancante partecipazione delle donne alla politica. In realtà le donne fanno politica da molti anni, e la fanno attraverso i movimenti, le associazioni, i collettivi e i comitati, e anche singolarmente. Chi riesce a prescindere dalle logiche partitiche e televisive e dalle loro spinte a mobilitazioni evidentemente strumentali, può facilmente constatare che è proprio attraverso le donne, le loro pratiche e la loro politica, che molte questioni fondamentali sono state tematizzate profondamente e acquisite dal corpo sociale. La politica delle donne, che pure si declina al plurale e si dissemina nelle vite e nelle esperienze differenti delle singole e dei gruppi, si distingue per un tratto comune, per il suo carattere relazionale, per la scelta di percorsi “dal basso” – dove “basse”, appunto, sono la vita e l’esperienza, lontanissime dalle insalubri “altitudini” dei palazzi delle istituzioni e della politica maschile.

Per questo gli appelli alla “partecipazione” sono del tutto fuori luogo: se siamo escluse dalle istituzioni, certo non siamo assenti dalla politica, che facciamo con passione e continueremo a fare nei modi e negli spazi che sono nostri, senza accettare indirizzi e suggerimenti da quante/i non leggono la scritture delle donne, non conoscono le loro riflessioni, non frequentano i luoghi della loro politica.

Rifiutiamo di farci arruolare da chi non ci conosce né ci riconosce come soggetto politico, da chi si ricorda delle donne in modo strumentale e funzionale alla politica partitica, dimenticando e forse del tutto ignorando che le donne possono essere una risorsa e una autentica forza di mutamento. Non ci riconoscono, e ci chiamano alla loro politica, agli schemi di logiche di spettacolo e di palinsesto televisivo che niente hanno a che fare con la nostra politica.

Lo squallido comportamento del Presidente del Consiglio, ultimo di una lunga e tetra serie, non è un nostro problema, vale a dire che non lo riteniamo un problema delle donne. Nel senso che, semmai, nostro è il problema della barbarie in cui siamo precipitate/i e della miseria simbolica (di linguaggio, di pensiero, di modi) che ci circonda.

Preferiamo pertanto spostare l’attenzione dall’insopportabile episodio di cui tanto si parla a tutto ciò che lo prepara e ne costituisce le premesse. È sufficiente uscire dagli angusti bordi del teleschermo per accorgersi, per esempio, che l’odioso e mortifero maschilismo di cui fa sfoggio il Presidente del Consiglio è atteggiamento condiviso e ammirato, è pensiero diffuso, è senso comune. Ed è importante constatare come ciò sia indice di una generale, drammatica incapacità di comprensione e di accoglienza dell’altro/a da sé.

Preferiamo dunque parlare del fatto che ogni giorno, in ogni momento, c’è di che restare attonite/i e scandalizzate/i, e che le situazioni generatrici di disagio e di indignazione sono pressoché quotidiane e continue. Del resto, proprio questi sono gli argomenti che molte donne discutono, che stanno loro a cuore e che ispirano le loro pratiche, in un inesausto sforzo di costruzione di autorevolezza e libertà femminile coniugate con il sogno di un mondo migliore.

Ciò detto, non ha alcun senso chiedere la mobilitazione delle donne, come non ha alcun senso che gli uomini rovescino sulle donne il groviglio della loro politica, il disordine della loro sessualità e la pochezza della loro etica.

 

collettiva_femminista Sassari

Sassari, un maschio Assessore alle Pari Opportunità, dice di averne titolo in quanto ginecologo e le donne le conosce

19 luglio 2010

In risposta all’articolo della Prof. Antonietta Mazzette il neo-assessore Scanu nel 2010 pensa ancora queste cose. Buona lettura.

Pari opportunità, un diritto di tutti

FRANCESCO SCANU / MEDICO DI BASE E SPECIALISTA / IN GINECOLOGIA ED OSTETRICIA / ASSESSORE POLITICHE SOCIALI / E PARI OPPORTUNITÀ / DEL COMUNE DI SASSARI

Egregio Direttore, mi permetta di replicare brevemente ad alcune affermazioni della professoressa Antonietta Mazzette apparse sulla Nuova martedì 6 luglio e lunedì 12 luglio, relative all'(apparente, secondo lei) incongruità della delega alle Pari Opportunità che mi è stata affidata come assessore comunale. La professoressa Mazzette interviene sul tema delle pari opportunità in politica, con affermazioni che appaiono dettate da inutili, quanto antichi pregiudizi. La professoressa parla di “discontinuità”, immaginando che questa delega dovesse essere meglio attribuita ad una donna, negando di fatto, a me per primo e ai maschi in generale, la stessa pari opportunità. Credo che sia necessario superare il concetto delle “quote rosa” e iniziare a porsi una domanda: “Quante sono oggi le donne che vogliono impegnarsi in politica?” Debbo ricordare che io sono assessore alle Politiche Sociali, e penso che difficilmente si troverebbe, presso altri assessorati, un così razionale e prevedibile accostamento istituzionale come le Pari Opportunità. Una delega importante che, occorre evidentemente ricordare, non riguarda solo ed esclusivamente le pari opportunità di genere, ma anche gli anziani, i disabili, i bambini e gli adolescenti. O forse la professoressa Mazzette pensa che sarebbe stato meglio un accorpamento di tale delega all’urbanistica, ai lavori pubblici, alle manutenzioni o meglio ancora all’edilizia privata? Si sarebbe dovuto creare un assessorato in più (cosa non possibile a causa dei tagli) per creare altre spese? Ricordo ancora che la commissione comunale Pari Opportunità è presieduta da una donna, donna è la sua vice-presidente e donne le sue componenti. Perché escludere l’idea che un rappresentante dell’altra quasi-metà del cielo possa portare un suo non inutile contributo? Infine, la presidente della Commissione è un medico, e medico sono anch’io. In più, per la mia specializzazione, ho una lunga esperienza dei problemi del mondo femminile che con ogni probabilità, molte altre donne potrebbero non avere. Le ricordo come da letteratura che risolvo le problematiche femminili nell’adolescenza, nella giovane età e nella piena maturità, nella maternità, nella menopausa e nella terza età essendo la mia specialità quella più consultata in assoluto dal sesso femminile. Per il resto, aspetto di essere giudicato dai fatti, sperando di rispondere alle attese dei cittadini che mi hanno eletto e da chi mi ha affidato l’incarico.

(more…)

di Antonietta Mazzette: Perché la Giunta provinciale di Sassari è senza donne, a parte la presidente? Ma la stessa domanda, con maggiore enfasi, andrebbe posta ai governi locali di Nuoro. Proviamo a dare delle risposte.

19 luglio 2010

1. Ai partiti del centro sinistra non importa un bel nulla della rappresentanza femminile. Nella distribuzione degli incarichi ad ogni partito della coalizione è spettata una certa quota e, guarda caso, a nessuno di questi è venuto in testa di indicare una donna. Ma in tal caso la Presidente, almeno per ragioni biologiche se non culturali, non avrebbe dovuto mostrare una certa sensibilità e correggere il tiro delle scelte dei partiti?
2. Il problema è tutto interno al Pd. Nel momento in cui il partito di maggioranza agisce in modo neotribale – leggo che a Sassari (ma anche a Nuoro) ogni assessore è in quota di qualcuno: Spissu, Dettori, Area democratica (assai pochi per la verità), Presidente, Sindaco (ricordo che al Comune è un uomo ad avere la delega per le pari opportunità), e così via -, è abbastanza evidente che, quando ci sono guerre per bande, le prime vittime sono le donne. Accade nella società e, a maggior ragione per l’assenza di intermediazioni, accade nella politica.
3. La scelta degli assessori è avvenuta seguendo criteri di competenza e, perciò, le donne sono automaticamente escluse perché notoriamente poco abituate a fare politica. Sulla competenza dei neo-assessori resto in stand-by. Vediamoli all’opera. Sugli eventuali titoli inesistenti delle donne, mi limito a ricordare che dal Rapporto Donne 2000 in poi la situazione italiana, in termini di accesso femminile all’istruzione e rendimento negli studi, di conseguimenti di laurea e titoli post-laurea, è la chiara e costante dimostrazione che le donne sono più istruite e più motivate rispetto ai maschi. Direi anche che, se l’accesso alla politica venisse garantito con indicatori di competenza e qualità chiari e trasparenti, sarebbero ben pochi gli uomini che riuscirebbero a superare un qualunque test, se non quello lobbistico.
Qualunque sia la ragione che ha portato a questa esclusione, registro una povertà di fondo della politica che non può non allarmare. La presenza femminile è ormai ben visibile e diffusa nei diversi campi delle professionalità presenti nel territorio, in quelli del pubblico impiego, dell’innovazione tecnologica, dell’intrattenimento e del consumo. È sufficiente fare una ricognizione dei quattro settori chiave – culturale (da quelli istituzionali e dell’istruzione fino all’organizzazione di mostre e di eventi), commerciale (dai negozi di tipo tradizionale a quelli specializzati e innovativi), produttiva (dalle attività che appartengono alla cultura regionale a quelle etniche di altra provenienza) e della community welfare (istituzionale, assistenziale e della sanità) -, per avere un’idea chiara di quanto l’economia della Sardegna sia in buona misura un’economia al femminile.
A ciò si aggiunge che le donne sono nel contempo erogatrici ed utenti dei servizi offerti, e non è un caso che in alcune città italiane si sia riservata loro un’attenzione particolare, in termini di organizzazione urbana. Ad esempio, alcune amministrazioni hanno applicato forme di destinazione d’uso di genere: si pensi alle “quote rosa” dei parcheggi, presenti ormai in molti centri, e alle politiche dei tempi. Ovvero, si è innescato un processo virtuoso tra conoscenza di genere e politiche di pari opportunità, anche se ancora in Italia troppo poco diffuso. Ma questo processo è stato reso possibile solo grazie alla presenza di donne dentro il governo locale, cosa che invece non accade mai in loro assenza.
Concludo con una frase di un celebre sociologo degli inizi del ‘900, Georg Simmel: «le donne hanno non solo la possibilità di vedere cose diverse dagli uomini, ma sanno anche vedere le stesse cose in maniera diversa». Pensando alla Presidente della Provincia di Sassari, ciò può avvenire solo a condizione che ci sia anzitutto da parte delle donne la disponibilità a guardare con occhi nuovi, perché solo così questo modo di guardare può contaminare anche l’altro genere. Se ciò non dovesse accadere, è la politica a diventare “altro” rispetto al mondo reale. In tal caso, per favore, che i politici non si lamentino della crescita dell’astensionismo, perché ne sono la causa primaria.

Pubblicato su La Nuova Sardegna il 12 luglio 2010

Ciclo “Le imperdibili”: Virginia Woolf a Sassari con Liliana Rampello

3 maggio 2010

Comitato Pari Opportunità Università di Sassari e collettiva_femminista Sassari
con il contribito della Commissione Pari Opportunità Provincia di Sassari
con il patrocinio del Comune di Sassari

con la collaborazione della Libreria Messaggerie Sarde
presentano

Le imperdibili

VIRGINIA WOOLF

con Liliana Rampello

intervento teatrale: Emma Gobbato e Nadia Scanu

mercoledì 12 maggio ore 21 Cinema Quattro Colonne, Corso Vittorio Emanuele Sassari

Le imperdibili: VIRGINIA WOOLF

Le imperdibili sono donne dotate di un pensiero capace di trasformare il disordine del quotidiano in un miracolo di relazioni sensate. Tale è la loro intelligenza del mondo, e così luminosa la loro presenza nel mondo, cheincontrarle o meno nel corso della vita fa la differenza. Favorire la loro conoscenza, e convertire la loro ricchezza in un bene comune, disponibile a uomini e donne, è l’obiettivo di questa serie di incontri.

Virginia Woolf, la prima che si incontra sul percorso, oltre ad essere un nome fra i grandissimi della letteratura europea del Novecento (assieme Proust, Kafka, Joyce, Musil, Svevo), è forse in assoluto la scrittrice più amata dalle donne, quella verso la quale si nutre un affetto speciale e un debito di riconoscenza pressoché inestinguibile. Moltissime infatti sono cresciute e si sono formate attraverso e grazie ai suoi libri, leggere ciascuno dei quali, è stato detto, è “come ricevere una lettera da lei indirizzata espressamente a te”. È lei, con le sue opere e la sua vita, la sua intelligenza e il suo fascino ad aver fatto fare a tante il salto contemporaneamente verso la scrittura femminile, verso il femminismo, e verso una letteratura che si prende cura del mondo e che è dunque, per ciò stesso, politica, pur non rinunciando ad assumersi – e con quale magnificenza – tutti gli obblighi dell’opera d’arte.

Liliana Rampello, che la presenta, è saggista e critica letteraria riconosciuta fra le più brillanti e intense lettrici della scena contemporanea. La sua monografia Il canto del mondo reale. Virginia Woolf, la vita nella scrittura, Il Saggiatore, 2005, ha comportato una vera e propria svolta nell’interpretazione dell’opera e della vita della scrittrice. Che, proprio a partire dal suo discusso suicidio, è stata compresa fino in fondo nella sua immensa capacità di godere della vita.

IL PROGETTO

Il progetto de “Le imperdibili” parte dal constatare che la vita di molte donne ha trovato equilibrio e orientamento grazie ad alcune letture capitali, e che in quelle stesse letture le donne che se ne sono valse hanno individuato una ricchezza spendibile per tutti, donne e uomini, assieme a una serie di indicazioni irrinunciabili per chiunque cerchi un modo sensato e sensibile di stare al mondo.

Oltre al desiderio di diffondere questa ricchezza, anima il progetto anche l’impazienza che ormai molte donne avvertono nel riscontrare di non avere riferimenti condivisi con il resto del mondo: poiché, mentre le donne che leggono i testi delle donne leggono con curiosità anche i testi degli uomini, il viceversa si dà solo raramente, stante l’autosufficienza e l’universalità che gli uomini si ostinano ad attribuire alla loro cultura.

Ben più che non all’ingiustizia e all’insensatezza di questa asimmetria, l’attenzione è rivolta ai suoi rovinosi effetti, poiché perdersi le “imperdibili” non è senza conseguenze nella vita delle persone. Alle quali si offre dunque l’occasione di incontrare queste grandi scrittrici, di riconoscerle come tali, e di toccare con mano il fatto che il loro pensiero è capace di cambiare infinitamente in meglio le nostre vite.
12 maggio, ore 21.00, Teatro Quattro Colonne: Virginia Woolf presentata da Liliana Rampello
18 maggio, ore 21.00: Teatro Civico: Simone De Beauvoir presentata da Federica Giardini
10 giugno, ore 21.00, Teatro Civico: Carla Lonzi presentata da Annarosa Buttarelli

Il nostro femminismo e alcune riflessioni sull’articolo di Marina Terragni.

23 aprile 2010

L’articolo di Tamaro sul Corriere dello scorso sabato ha suscitato un vivace e interessantissimo dibattito. Molte le riflessioni e le risposte. Fra le più efficaci, oltre a quanto ha scritto Barbara Malpelli, va senz’altro segnato il contributo di Marina Terragni, che scegliendo l’ironia e l’antifrasi mostra un’altra faccia – la più vitale, gioiosa, baldanzosa addirittura- del femminismo di ieri e di oggi. Nelle parole di Terragni leggiamo la nostra idea di femminismo, riconosciamo il nostro femminismo, quello delle donne nate negli anni ’70, e dunque idealmente e generazionalmente figlie del tanto vituperato femminismo. Relazione, riconoscimento, pratica di liberazione, autocoscienza sono parole dimenticate, rimosse, escluse dal circuito dei discorsi correnti. Eppure noi partiamo da lì, è lì che riconosciamo l’avvio della nostra politica. Perché sono, e oggi più che mai, parole che ci interrogano, che ci chiamano in causa, che continuano a porre in questione le donne, il mondo, e la necessità di cambiarlo. Continuiamo a misurarci e a riflettere sull’attualità rivoluzionaria dei pensieri e delle pratiche femministe, cercando nelle esperienze delle altre donne, di quelle venute prima di noi, non le risposte, ma i pungoli per domande nuove e cogenti.
Per noi, femminismo è una parola rivoluzionaria, una pratica politica che ci autorizza a perseguire i nostri desideri, che ci spinge a immaginare e a progettare un mondo differente, perché quello imposto dal patriarcato è semplicemente invivibile. Il nostro femminismo non ha nulla a che vedere col politicamente corretto auspicato da Rodotà, non accetta l’appiattimento e la deriva assistenziale nella quale vorrebbero confinarci. Non ci accontentiamo della presunta “parità di opportunità”, facile merce di scambio fra colonizzati e colonizzatori: vogliamo immaginare e costruire un modo diverso per stare nel mondo.
Pubblichiamo l’articolo di Marina Terragni, che fra i molti meriti ha anche quello di essere un pungolo, uno sprone a non distrarci, a non cadere vittime di un vittimismo che ci viene cucito addosso, un invito a continuare a perseguire il desiderio, scandaloso e irrinunciabile, della piena e gioiosa libertà femminile.

COSTRETTE A PIAGNUCOLARE | Marina Terragni.

COSTRETTE A PIAGNUCOLARE
di Marina Terragni

La cosa importante è che il messaggio passi: è stato tutto inutile. Il femminismo ha fallito. Siamo tutte meno libere e più sole di 20 anni fa. Appena possono ci licenziano. Ci costringono alla taglia 42. Le ragazze vogliono fare le veline. Ci violentano, ci sfruttano. Non ci permettono di autofecondarci con il seme congelato di uno sconosciuto con pedigree. Neanche la libertà di affittare l’utero come capita nei paesi civili. Non ci lasciano abortire, il che, com’è noto, è la nostra passione, preferibilmente nel bagno di casa, con il bidet e tutte le comodità. Stiamo peggio qui che a Kandahar. E in menopausa rincoglioniamo, nonostante i cerotti. Siamo messe veramente male.
Andate in un convegno di donne –noi giornaliste ci invitano spesso- e provate per una volta a non piagnucolare, a non battervi il petto come delle prefiche. Provate a parlare di rivoluzione womenomics, di femminilizzazione del lavoro, della grande vitalità del mondo delle donne, di agio conquistato: per esempio questo, di poter confliggere tra donne sul più grande quotidiano italiano.
Vi guarderanno sbigottite, qualcuna comincerà a opporvi che il capo le fa il mobbing, e anche la capa, perché si sa che le donne sono tremende con le donne. E poi, attacca banda: appena possono ci licenziano, ci costringono alla taglia 42, eccetera.

Il vittimismo vende. Conquista le prime pagine. Una propaganda martellante: siamo le care vecchie vittime di sempre, anzi di più. E invece gli uomini, guardali lì, che meraviglia. Tutti in formissima. Pazienza se la recessione in America la chiamano he-cession. Pazienza se nel giro di un ventennio le nostre ragazze saranno le breadwinner, e i maschi al traino. Semmai il problema è quello, l’identità maschile che si disfa: basta essere madri di un ragazzo per averne un’idea. Pazienza se c’è stato un film come American Beauty, che dovrebbe avere definitivamente cambiato il nostro immaginario sulle relazioni tra i sessi. Le vittime siamo noi, e guai a chi ci usurpa il posto.
All’apparenza Susanna Tamaro e Maria Laura Rodotà dicono cose opposte: l’una che la parità e l’omologazione hanno ridotto la portata della libertà femminile; l’altra che il problema, semmai, sta nella difettosa emancipazione, nella parità non realizzata, nel fatto che le femministe italiane hanno perso inutilmente tempo a baloccarsi con il pensiero della differenza. E invece entrambe, a mio parere, contribuiscono vigorosamente alla propaganda di cui sopra (a noi donne è andata proprio male), si allineano e si danno man forte nel dipingere una situazione di illibertà e debolezza femminile. Offrono nuovi argomenti alla vulgata vittimistica che negli ultimi anni ha preso ad assordarci.
Non che non ci siano problemi, per carità. I problemi esistono, eccome. E il problema numero uno, come dice Luisa Muraro, esponente di punta di quel pensiero della differenza a cui Rodotà attribuisce la responsabilità principale delle nostre miserie, è l’attaccamento degli uomini al potere, inteso come “costitutivo della loro identità”. Vuole dire che senza quel potere che vogliono tutto per sé gli uomini non sanno come essere uomini, non sono capaci di stare al mondo, anche se in giro ce ne sono alcuni che, preso sconsolatamente atto della fine del patriarcato, si sono messi a esplorare altre possibilità. Ebbene, invece di tenere lo sguardo su questo, sull’indebolimento degli uomini con tutti i guai che si porta dietro, che è la cosa principale che sta capitando, e proprio in conseguenza di quel femminismo di cui molte negazioniste si impegnano a minimizzare la rilevanza, invece di parlare di questione maschile, eccoci ancora qui, con le nostre lacrime e i nostri fazzoletti ricamati.
Ma questa propaganda vittimistica e rabbiosa fa il gioco di controparte, per così dire, che in questo modo può negare il vero problema e tenere duro ancora per un po’. Ci indebolisce, è molto dis-empowering. Fa molta presa sulle più giovani, le induce ad accontentarsi di quel poco, le tiene lontane dagli orizzonti grandi: tanto non ci arriverai mai. Accontentati di quella mezz’ora concessa dall’azienda se il bambino ha la febbre, non puntare a cambiare l’organizzazione del lavoro –desiderio anche maschile-. Abortisci da sola con un paio di pillole, questa sì che è libertà, non quella di pretendere che si faccia festa per il tuo bambino. Lotta per il minimo paritario, alimentando il business milionario delle pari opportunità e delle sue professioniste, e non per stare nel mondo con pienezza da donna. Recrimina e mostrati bisognosa, così non li spaventerai. Non andare baldanzosa per la tua strada, non crearti una vita come vuoi tu, non approfittare di quelle vertiginose libertà che il desiderio ardente di altre donne -senza quote, senza parità, senza rappresentanti elette in Parlamento- ti ha fatto guadagnare.
Piangi. E dì che il femminismo non è servito a nulla.