Archive for the ‘Femminismo’ Category

Chi ha paura di Hillary Clinton?

11 ottobre 2016
meeting_web-01Desideriamo aprire a Sassari uno spazio di confronto femminista, dove a partire dalle riflessioni e dal pensiero delle donne si possano affrontare i temi che più ci stanno a cuore, sia per quanto riguarda la politica prima, sia rispetto alle questioni e alle emergenze che si agitano nel mondo contemporaneo. Abbiamo in mente una sorta di laboratorio, dove il pensiero femminista si possa intrecciare e confrontare con i problemi concreti che il mondo pone e ci pone. Il primo incontro sarà dedicato alle elezioni americane, un evento di portata globale che ci interroga tanto sul piano simbolico quanto su quello politico.
Hillary Clinton potrebbe diventare la prima donna a ricoprire la carica di Presidente degli USA.
Intendiamo analizzare la portata simbolica di tale evento che genera all’interno del mondo femminile e femminista non pochi dubbi e talvolta contrasti. Michelle Obama durante la Convention Democratica ha detto “È grazie ad Hillary Clinton che oggi i nostri figli e le nostre figlie adesso ritengono sia una cosa scontata che una donna possa diventare Presidente degli USA”: è davvero così?
In Europa Angela Merkel e Theresa May hanno una leadership riconosciuta.
In Italia abbiamo una figura che ha la forza e l’autorevolezza di guidare un partito ed un governo? Vorremmo interrogarci che caratteristiche chiederemmo qui in Italia alla donna che dovrebbe diventare la nostra Presidente del Consiglio.
Tornando alle elezioni USA, la candidata Clinton si trova ad affrontare un candidato francamente inqualificabile sotto molti aspetti: impreparato, usa un linguaggio sessista, razzista, ammette candidamente di non pagare le tasse. Nonostante ciò, Clinton è sì in vantaggio nei sondaggi, ma minimo. Il motivo è, come propongono alcuni quotidiani internazionali (Guardian, NYT, Post), il fatto che sia una donna? Oppure il fatto che lei abbia perso gli ideali femministi che l’avevano guidata negli anni di Wellesley e Yale per abbracciare il potere capitalistico guidato da banche quali Goldman Sachs o Morgan Stanley?
Le questioni che la kermesse americana mette a tema sono incandescenti, non soltanto per l’imminente contingenza, ma soprattutto perché rilanciano e mettono in discussione il ruolo delle donne nella “politica seconda”, e ci interrogano sulla possibilità di mettere in gioco la differenza femminile.
Per informazionii:
Facebook: collettiva.femminista
mail: collettiva.femminista@gmail.com
tel: 079.2012098
twitter: @cfemminista
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collettiva_femminista presenta Chiara Sfregola autrice di “Camera single”

31 agosto 2016

Sassari – Palazzo Ducale, Piazza del Comune, 1. Venerdì 16  settembre 2016, ore 18:00

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Amore e amicizia, sesso e politica, religione e femminismo fanno di Camera Single un romanzo generazionale che affronta il tanto chiacchierato tema dell’omosessualità con la naturalezza e la spontaneità di chi la vive senza pregiudizi.

Camera Single nasce nel Settembre del 2014 come rubrica settimanale sul sito Lezpop.it. L’idea è di Chiara Sfregola, pugliese, classe 1987. Quella su Lezpop.it è, in puro stile Sex & The city, una “rubrica serie” cioè una raccolta di racconti sulla vita di un gruppo di amiche lesbiche. Camera Single- il romanzo vede Linda, una ventisettenne come tante, alle prese con la fine della relazione con quella che credeva essere la donna della sua vita, Margherita.
Per rimettersi in sesto, Linda mette in atto la “fisioterapia del cuore”: un mix di dubbi esistenziali, Gin tonic e donne sbagliate, sullo sfondo di una Roma che va dal Pigneto al Colosseo, dai panorami classici dei Fori Imperiali alle prospettive metropolitane della Tangenziale Est. Il vero amore di una ragazza moderna, però, lesbica o meno, sono le sue amiche, e accanto a Linda ci sono le “Lelle ignoranti”, la sua famiglia adottiva, ragazze vere alle prese a loro volta con i dilemmi dei trent’anni: fare un figlio con la propria compagna o fidanzarsi con una ventenne, uscire con cento ragazze o rimettersi con la stessa per la centesima volta. E se in “Girls” si prova a crescere un errore alla volta, le ragazze di “Camera single” cercano l’amore, una donna alla volta.
Questa rocambolesca ricerca di sé, unitamente alla narrazione scorrevole, divertente e soprattutto ironica, fa sì che Camera Single sia il primo romanzo italiano che affronta in chiave ironica la vita sentimentale di una ragazza che cerca l’amore nella sua stessa metà del cielo. Senza prendersi mai troppo sul serio.

Alla ricerca dell’amore. Una donna alla volta.

Primo principio della lesbodinamica: se una donna può essere impossibile, lo sarà.
Secondo principio della lesbodinamica: una lesbica non ha amiche, ha solo amanti latenti.

Chiara Sfregola è nata nel 1987 in provincia di Bari. Attualmente vive e lavora a Roma, dove si occupa di cinema e televisione. Dal 2015 lavora in Cattleya (“Gomorra”, “Romanzo criminale”) come editor per la televisione generalista (“Tutto può succedere”). Nel 2013, dopo aver scritto il soggetto di un film selezionato da Rai Cinema per lo sviluppo (“Oggi spose”) inizia a scrivere per il sito Lezpop.it la rubrica “Due camere e cucina” una serie di racconti sulla convivenza fra due ragazze. Nel settembre 2014 inizia a scrivere sempre su Lezpop la rubrica “Camera Single”, una serie di racconti sulla vita di un gruppo di amiche lesbiche che nel 2016 diventa un romanzo pubblicato da Leggereditore.

BOOKTRAILER:

Proiezione del doc «Lina Magiacapre. Artista del femminismo»

12 giugno 2016

mangiacapre_fb-01Care e cari,

martedì 14 giugno alle 18, presso la Biblioteca comunale di Piazza Tola a Sassari, collettiva_femminista Sassari organizza un incontro pubblico con Nadia Pizzuti, scrittrice, giornalista e cineasta in occasione del suo nuovo documentario «Lina Magiacapre. Artista del femminismo».

Un’occasione preziosa per conoscere e ammirare la vita di una delle protagoniste del femminismo italiano degli anni Settanta che ha dedicato la sua vita al cinema, al teatro, alla filosofia e alla scrittura (per maggiori informazioni potete andare nel sito dedicato a Lina Mangiacapre e al gruppo delle Nemesiache: http://www.linamangiacapre.it/home_nemesiache.php)

Nadia Pizzuti (di cui potete leggere un’ampia biofilmografia qui: http://www.cinemadonne.it/?p=1374) negli anni ’90 ha diretto la sede dell’agenzia ANSA a Teheran,  prima corrispondente donna della stampa internazionale ad essere accreditata nell’Iran post-rivoluzionario. Il suo lavoro intorno ad alcune delle biografie femministe italiane più interessanti l’ha portata nel 2012 a progettare un film dedicato ad Angela Putino.

In dialogo con l’autrice: Lucia Cardone e Alessandra Pigliaru

*

In collaborazione con Chicca Pulina della Libreria Dessì-Mondadori di Sassari.

Speriamo di vedervi in tante e tanti.

Grazie e a martedì, un abbraccio da collettiva_femminista

collettiva_femminista Sassari presenta il volume di Liliana Rampello, Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen, il Saggiatore

19 maggio 2015

Sassari, Biblioteca Comunale, Piazza Tola giovedì 21 maggio, ore 17,30

collettiva_femminista Sassari presenta il volume di Liliana Rampello, Sei romanzi perfetti. Su Jane Austenil Saggiatore

sarà presente l’autrice in dialogo con Monica Farnetti, Giulia Brianda e Ivana Pintadu di collettiva_femminista Sassari

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L’evento inaugura la seconda edizione della rassegna Fioriture che quest’anno è dedicata al tema della libertà femminile e, come l’anno scorso, organizzata da collettiva_femminista SassariArci e noiDonne2005, con il patrocinio del Comune di Sassari e in collaborazione con la Libreria Dessì-Mondadori

Scheda del libro:

Con Jane Austen non esistono mezze misure. La sua opera divide la critica e i lettori da più di due secoli: autrice di romanzi «per donne», conformisti e privi di spessore letterario, tutti trine e sposalizi, o il «genio meraviglioso» intravisto da Vladimir Nabokov, la scrittrice che Virginia Woolf defi nisce «la più perfetta artista fra le donne»? Liliana Rampello identifica un nuovo tassello del percorso di conoscenza intrapreso dalla grande autrice inglese attraverso la lettura analitica dei suoi «sei romanzi perfetti»: Ragione e sentimentoOrgoglio e pregiudizioMansfield ParkEmmaL’abbazia di Northanger Persuasione. Personaggio, trama e spazio: tre snodi centrali nell’architettura del romanzo classico sono messi a fuoco a partire dalla più originale invenzione di Jane Austen, il romanzo di formazione femminile, in cui l’eroina tradizionale lascia il posto a una giovane donna protagonista del proprio destino. Disegnate con spietato rigore verbale, preciso realismo e ironia travolgente, le sue ragazze, pur dovendo imparare a scegliere un buon marito, non dimenticano mai qualcosa di altrettanto essenziale: il proprio desiderio di felicità. E in questa ricerca èda un’altra donna che si fanno accompagnare. Nel solco della tradizione shakespeariana, in Jane Austen il dialogo è un vero e proprio motore narrativo, la conversazione diventa l’unica azione in grado di cambiare il corso della storia personale e collettiva. In tutti e sei i romanzi, Elizabeth, Emma e le altre si muovono in uno spazio narrativo circoscritto, dal salotto al giardino, dalla casa paterna a quella maritale, perimetro di una limitata geografi a fi sica che si fa ampia geografi a morale: qui la loro formazione non rappresenta più, come nella tradizione maschile, un’«avventura dell’io», ma una «trasformazione di sé» in relazione con l’altra e l’altro. In Sei romanzi perfetti, Liliana Rampello fa riecheggiare la voce impietosa e incontenibile di una maestra di libertà femminile, capace di una messa in commedia talvolta crudele ma veritiera, che spolpa il sentimentalismo e mette a nudo la logica raffi nata e violenta di una società patriarcale e divisa in classi. La caratteristica leggerezza dei suoi scritti nasconde una verità recondita, che si annida nel dettaglio minimo, in un’emozione trattenuta, in un veloce scambio di battute, in un gesto solo apparentemente casuale. È questo il segreto del successo di Jane Austen, quello per cui ancora oggi la sua opera continua a entusiasmare intere generazioni di lettrici e lettori.

Profilo dell’autrice: Liliana Rampello, critica letteraria e saggista, ha insegnato Estetica all’Università di Bologna. Vive e lavora a Milano come consulente editoriale. Tra le sue pubblicazioni, La grande ricerca. Saggio su Proust (Pratiche 1994), e Il canto del mondo reale. Virginia Woolf. La vita nella scrittura (il Saggiatore). Per il Saggiatore ha curato anche la raccolta di saggi di Virginia Woolf Voltando pagina. Saggi 1904-1941 (2011).

sosteniamo il Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari che rischia la chiusura

20 luglio 2014

[Grazie alla redazione di sardegnasoprattutto per il post che ha dedicato all’argomento]

Biblioteca_Centro_di_Documentazione_e_Studi_delle_Donne_d0Alle amiche e compagne del Centro documentazione e Studi delle donne di Cagliari va tutto il nostro sostegno. In questi anni, ciò che hanno creato e animato, politicamente e culturalmente, non appartiene al solo territorio cagliaritano ma alla Sardegna tutta, ponendosi come una sponda preziosa tra l’isola e il mondo. Le attività, i laboratori, gli incontri organizzati hanno consentito che generazioni di donne potessero trovare nel Centro un importantissimo luogo di scambio. Il fondo librario, così come la letteratura grigia e le migliaia di titoli presenti sono inoltre un patrimonio imperdibile al quale anche noi di collettiva_femminista Sassari non solo non vogliamo rinunciare bensì cercheremo in tutti i modi percorribili di non perdere.
Essere protagoniste della scena politica e culturale sarda significa chiamare a responsabilità quante in questi anni, dentro e fuori le istituzioni, hanno frequentato il Centro e conoscono la qualità politica di quelle relazioni. Chiediamo anche noi la massima attenzione e una presa di posizione chiara ed efficace sul rischio di chiusura che non vorremmo neppure considerare come eventualità.

collettiva_femminista

Giulia Brianda, Lucia Cardone, Sara Filippelli, Irene Melis, Giuliana Ortu, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu, Elisabetta Satta, Serena Sias, Federica Soddu

*

abbiamo inserito questo testo nella parte dei commenti al post. Se lo ritenete, vi invitiamo ad esprimere allo stesso modo il vostro parere.

 

presentazione di contro versa. Genealogie impreviste di nate negli anni Settanta

31 maggio 2013

collettiva_femminista 


presenta il volume

 

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contro versa

Genealogie impreviste di nate negli anni ’70 (e dintorni)

sabbiarossa ED, 2013; prefazione di Gisella Modica.

Mercoledì 5 giugno 2013

ore 20:00

al Vecchio Mulino – Sassari

Saranno presenti tre autrici della collettanea: Lucia Cardone, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu.

Dialogherà con il pubblico Monica Farnetti. (more…)

Sensibili guerriere. Sulla forza delle donne

27 febbraio 2013

collettiva_femminista

presenta

Federica Giardini e Monica Farnetti

che dialogano su

Sensibili guerriere. Sulla forza delle donne (Jacobelli, 2011)

Mercoledì 6 marzo 2013 – ore 20:00 – Vecchio Mulino di Via Frigaglia, 5 – Sassari

Guardate il video di presentazione con Federica Giardini

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Un tempo il senso comune attribuiva agli uomini forza e capacità di agire e alle donne debolezza e passività. Cosa è cambiato dopo trent’anni di femminismo? Cosa è passato nell’immaginario delle giovani donne di oggi? Quali dei tradizionali attributi della forza femminile – resistenza, grazia, misura – sono ancora verificabili? E soprattutto, è pensabile ed è vivibile un’esperienza della forza che non implichi necessariamente violenza, distruttività, aggressività? Il libro si interroga e risponde su un tema cruciale e urgente, che attraversa le vite femminili nell’ambito della filosofia, della letteratura, della politica e delle arti marziali e che prende figura in alcune rappresentazioni esemplari, dall’amazzone alla guerrigliera, dalla protagonista di Kill Bill a “sa accabadora”.

Federica Giardini insegna Filosofia politica all’Università di Roma Tre. E’ redattrice di “DWF” e del sito italiano della Associazione Internazionale delle Filosofe (IAPH). Fra le sue pubblicazioni “Relazioni” (Sossella 2004); “L’alleanza inquieta. Dimensioni politiche del linguaggio” (Le Lettere 2011), e con Annarosa Buttarelli “Il pensiero dell’esperienza” (Baldini Castoldi & Dalai 2008).

Monica Farnetti insegna Letteratura italiana al Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università di Sassari ed è socia fondatrice della Società Italiana delle Letterate. Fra le sue pubblicazioni sulla scrittura delle donne “Il centro della cattedrale”, Tre Lune 2002, e “Tutte signore di mio gusto”, La Tartaruga 2008. E’ editrice delle opere di Cristina Campo, Anna Maria Ortese, Maria Savorgnan

A Sassari: cinema e pratica femminista

15 ottobre 2012

collettiva_femminista sassari invita a partecipare all’evento Una cinepresa tutta per sé. Esperienze di cinema delle donne in Italia. Sosteniamo questa iniziativa, promuovendo e curando la serata di proiezioni di cortometraggi (18 0ttobre h.21:30 al Vecchio Mulino), poiché crediamo che attività come questa siano vicine e sorelle rispetto alla pratica del femminismo. Già Carla Lonzi, pur individuando nell’accademia e in generale nella cultura il luogo della negazione delle donne, indicava nelle ricerche sulle donne del passato, sulle loro esistenze e sul loro “fare invisibile” una strada da percorrere e portare avanti. E ci viene in mente ancora Lonzi e i suoi progetti cinematografici – che purtroppo non ha mai potuto realizzare – legati in particolare al cinema di famiglia. Difatti quando il suo compagno Pietro Consagra le regala una cinepresa super8 Carla appunta nel Diario il suo desiderio di filmare i gesti invisibili – perché non veduti o screditati – delle donne:

Riguardo al mio progetto di filmare i gesti delle donne, vorrei filmare quelli che non diventano un prodotto, ma solo un accudire. Gesti nell’aria come quelli degli equilibristi, gesti fatti di aria. Su questi gesti senza seguito è costruita la nostra vita. Un uomo può dire “Ma insomma, cosa hai fatto per me? lo ti ho mantenuta e tu in casa a non fare niente, oppure quei lavoretti che tutte le donne fanno senza tante storie”. Gli unici atti della propria vita che non lasciano amarezza per quanto duri possano essere stati sono quelli voluti da se stessi e compiuti per se stessi. Tutti gli altri nascondono un inganno e col tempo trasudano frustrazione. Gli atti di cui mi assumo tutte le responsabilità sono prima quelli di critica d’arte e poi, in misura totale, quelli di femminista.

(Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta femminile, Milano, 1978, p.767)

Cinema e pratica femminista si intrecciano dunque nel Diario di Lonzi, pur in un’area marginale ed eccentrica rispetto al cuore pulsante dello scritto, così come sembrano intrecciarsi nel gruppo di ricerca dedicato alle esperienze del cinema delle donne. Per questo e per altri motivi, a partire dalla relazione personale e politica che ci lega alle studiose che hanno realizzato Una cinepresa tutta per sé, collettiva femminista ha scelto di sostenere e condividere questo progetto.

Programma e descrizione degli eventi 

mercoledì 17 ottobre, ore 15:

La prima giornata sarà dedicata alle “Pioniere del cinema”, con la proiezione del film, recentemente ritrovato e restaurato dalla Cineteca Nazionale, Umanità (1919) di Elvira Giallanella.

Ne parleranno, coordinate da Veronica Pravadelli (Università di Roma III): Micaela Veronesi (storica del cinema, Torino), Antonella Camarda (Università di Sassari), Michela De Giorgio (storica, Sassari), Giuseppina Fois (Università di Sassari), Chiara Tognolotti (Università di Firenze).

 

giovedì 18 ottobre, ore 10 / sessione pomeridiana 15:

La seconda giornata vedrà protagoniste due giovani registe italiane, Chiara Cremaschi e Chiara Malta. Le due sessioni di lavoro saranno dedicate una alle “Trame audiovisive”, indagando storie di donne che si intrecciano sugli schermi a partire dalle pagine di diari e scritti personali; e l’altra al “Film di famiglia”, riflettendo sia sulla sua forma originaria, sia sul riuso che alcune registe ne fanno nei loro lavori.

I film proiettati, dai quali scaturiranno le discussioni e le riflessioni, saranno nella sessione mattutina Indesiderabili (2010) di Chiara Cremaschi; e in quella pomeridiana J’attende une femme (2010) di Chiara Malta.

Il primo è un documentario che ripercorre, attraverso il diario di Teresa Noce, Rivoluzionaria Professionale (1974), l’esperienza vissuta da un gruppo di donne nel campo di lavoro di Rieucros, nel sud della Francia, durante la seconda guerra mondiale; il secondo è un film realizzato con brani tratti da pellicole di famiglia e tecniche di animazione, che compone una sorta di lettera audiovisiva scritta dalla madre alla figlia che sta per nascere.

Sui film, e sulle tematiche indagate, discuteranno nella prima sessione, coordinate da Sandra Lischi (Università di Pisa): Chiara Cremaschi (regista, Parigi), Mariagrazia Fanchi (Università Cattolica di Milano), Lucia Cardone (Università di Sassari), Deborah Toschi (Università di Pavia) e nella seconda sessione, coordinate da Mariagrazia Fanchi (Università Cattolica): Chiara Malta (regista, Parigi), Sara Filippelli (Università di Sassari), Karianne Fiorini (Associazione Home Movies, Bologna), Alice Cati (Università Cattolica di Milano), Sabina Silenu (archivista, Nuoro).

Le giornate si completano con un programma serale presso i locali del circolo Arci Il Vecchio Mulino (via Frigaglia 5), dove il 17 ottobre alle ore 21,30 sarà presentato il volume a cura di Lucia Cardone e Sara Filippelli ,Cinema e scritture femminili. Letterate italiane fra la pagina e lo schermo (Jacobelli, 2011). Le curatrici ne parleranno con Silvia Neonato (presidente della Società Italiana delle Letterate).

Sempre al Vecchio Mulino, il 18 ottobre alle ore 21,30 saranno di nuovo protagoniste le due registe, Cremaschi e Malta, con una selezione dei loro cortometraggi. Questa serata è a cura dell’associazione collettiva_femminista Sassari.

 

Quando la vittima è donna: cronache di sessismo e misoginia

14 ottobre 2012

Il caso di Orsola Serra, una insegnante assassinata da un uomo lo scorso anno ad Alghero, è stato affrontato da La Nuova Sardegna senza la cura e l’attenzione che fatti del genere richiedono, così alla testata turritana, dopo la pubblicazione di un pezzo che indulgeva sulla perizia di parte della difesa, è giunta ieri una gran messe di lettere di protesta inviate da cittadine e cittadini indignati e preoccupati. Fra le missive, il giornale pubblica oggi la lettera di Franca Puggioni  affiancata e chiosata da un commento che porta la firma del vice capo redattore del giornale. Il commento articola una lunga opinione sull’utilizzo delle immagini delle donne nei giornali: un uso – si scrive – diffuso e generale che certo non può esser messo in conto soltanto a La Nuova Sardegna, ma è un male comune della stampa nazionale. E inoltre, prosegue il giornalista, il clima da caserma che si respira in alcune redazioni non viene affatto contrastato dalle giornaliste donne. Al contrario, sostiene il vice capo redattore, spesso e volentieri sono proprio le donne per prime a usare e a praticare una certa idea maschilista. Ma chi (e quante) sono queste fantomatiche giornaliste che sarebbero addirittura peggiori e più ciniche (il misterioso “cinismo femminile”, come argutamente scrive) dei colleghi maschi? E perché il vice capo redattore prende parola al posto loro? Non si tratta di certo dell’autrice del pezzo incrimanato, la cui professionalità è riconosciuta e difesa dal vice capo redattore in persona. E allora chi sono queste feroci erinni da redazione che non solo tollererebbero, ma addirittura fomenterebbero il clima da caserma imperante nelle redazioni dei giornali? Su questo, il vice capo redattore non dice nulla. Dobbiamo credergli sulla parola: le principali responsabili dello stato in cui versa la stampa italiana sono le giornaliste donne. E’ appena il caso, qui, di rilevare come questa osservazione, questo neppure velato rimprovero alle giornaliste che non si ribellano per prime al sessismo dei giornali in cui lavorano corrisponda perfettamente a una vecchia modalità di colpevolizzazione delle donne che ogni giorno vediamo rifiorire. Ed è soprattutto il segno più evidente e tangibile di una non sopita misoginia, conscia o inconscia che sia poco importa. Se è consentito, ci permettiamo di dissentire e di non dar credito a questa lettura così parziale e comoda (per i giornalisti maschi).

Chiaramente abbiamo di che lamentarci e intendiamo fare alcune doverose precisazioni, giacché l’intervento in questione non è un qualsiasi parere frettoloso e un po’ banale, pur avendone tutta l’aria, come ce ne sono molti in giro nella rete; al contrario il vice capo redattore intende proporsi come voce pacata e autorevole. A ben vedere, però, il testo parla da sé ed è imbevuto di quel pervicace maschilismo che tanto piace alla maggior parte del giornalismo italiano. Eppure chi lo ha redatto aveva il dovere di rispondere per il ruolo professionale che ricopre e, invece di dileggiare le persone che hanno scritto al giornale indignate per il trattamento riservato ad Orsola Serra, avrebbe semplicemente potuto chiedere scusa (come peraltro ha fatto, con ovvi distinguo, La Nuova Sardegna a seguito delle numerose lettere di protesta). Vorremmo dargli questo suggerimento per la prossima volta: è solo un invito, per non fare brutte figure.

La nostra non è una lamentazione ma una preoccupazione e un auspicio a tornare ad un giornalismo responsabile ed etico, capace di resistere alle allusive lusinghe della spettacolarizzazione. E capace soprattutto rendere conto in primis ai soggetti nominati, che sono coscienze incarnate e meritevoli, come nel caso di Orsola Serra, di riposare in pace, considerando che l’ipotesi di costruirsi una vita le è stata ferocemente strappata.

È essenziale e salutare che le notizie riguardanti fatti di cronaca di tal rilievo vengano esposte con senso della responsabilità giacché raccontano di un femminicidio costante e orribile, che conta ad oggi, solo in Italia e solo nel 2012, 98 donne uccise da uomini.

I media hanno una enorme responsabilità culturale, sociale e politica nel raccontare fatti del genere.  Ed è a questa responsabilità che vogliamo richiamare La Nuova Sardegna. Laddove si ceda alla spettacolarizzazione ci si rende responsabili e finanche complici dell’odiosa piaga della violenza e dell’omicidio di donne per mano di uomini, poiché si fomentano quella morbosità e quella confusione emotiva che sono il terreno di coltura dove la violenza continua a nascere e a riprodursi.

Tu che mi parli tu che non mi ascolti. Riflessioni su un’assemblea

6 dicembre 2011

Ho sempre creduto che la vendetta non sia solo un impeto passionale che fa digerire la collera. Oltre lo sconquasso e il collasso fisiologico c’è invece una precisa modalità attraverso cui la vendetta si compie. C’è una vendetta, per esempio, che pare inconsumabile giacché prende vita – e si organizza – solo nel pensiero. E non si tratta di un semplice prodromo alla strategia vendicativa ma un esatto modo di meditare e di stare al mondo; di farla danzare quella vendetta e di nutrirla tutti i giorni come fosse una bestiola mai addomesticabile. E poi aspettare, già soddisfatte/i tuttavia, perché nel pensiero abbiamo già inflitto e chiesto il conto. Infinite volte e in assoluta libertà. Si tratta solo di andare alla ricerca di quello spazio vischioso e gelato che è la vendetta senza posa. E improvvisamente la si riconoscerà: è proprio lei, quella familiare bestiola che si materializza all’occorrenza in un feticcio a cui sottoporre lo nostre angherie. Quando mi capita di assistere a giornate amare come queste, non posso fare a meno di notarla quella bestiola selvaggia che fa capolino da parole spietate pronunciate. A volte sussurrate perché i livori, quelli vecchi, percorrono fenditure assai oscure. Non si dicono mai per intero perché non amano la completezza, e nemmeno la trasparenza; preferiscono macerare. A quella famosa bestiola piace infatti il crogiuolo, non sa che c’è un tempo per tutto e che quando si accetta di stare nel logorio quel crogiuolo ad un certo punto diventa insopportabile perché va a male. Non posso negare che tutto ciò mi appaia nella sua delittuosità, in effetti. Cioè è come vedere mani colme di semi che, non so se distrattamente o consapevolmente, invece di posarsi su di un terreno madido e fecondo si scambiano per spazzatura e si gettano via. Questa storia del gettar via è sintomo di enorme imperizia. Soprattutto in politica, soprattutto nella politica delle donne. Bisognerebbe stabilire una volta per tutte cosa si vuol metter in scena: i propri risentimenti mai detti e mai risolti o i desideri di relazione. Tra i desideri potrebbe essercene uno efficace: mettere a frutto il conflitto avendo la capacità di dipanarlo. Soprattutto credo si debba nominare quel desiderio, sia esso mimetico o meno, ed esplicitarlo. Sostituire cioè il faticoso agonismo della vendetta con la passione politica della costruzione di un progetto. La vendetta infatti non guarda al futuro, la passione politica invece si. Almeno dovrebbe. (more…)