Quando la vittima è donna: cronache di sessismo e misoginia

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Il caso di Orsola Serra, una insegnante assassinata da un uomo lo scorso anno ad Alghero, è stato affrontato da La Nuova Sardegna senza la cura e l’attenzione che fatti del genere richiedono, così alla testata turritana, dopo la pubblicazione di un pezzo che indulgeva sulla perizia di parte della difesa, è giunta ieri una gran messe di lettere di protesta inviate da cittadine e cittadini indignati e preoccupati. Fra le missive, il giornale pubblica oggi la lettera di Franca Puggioni  affiancata e chiosata da un commento che porta la firma del vice capo redattore del giornale. Il commento articola una lunga opinione sull’utilizzo delle immagini delle donne nei giornali: un uso – si scrive – diffuso e generale che certo non può esser messo in conto soltanto a La Nuova Sardegna, ma è un male comune della stampa nazionale. E inoltre, prosegue il giornalista, il clima da caserma che si respira in alcune redazioni non viene affatto contrastato dalle giornaliste donne. Al contrario, sostiene il vice capo redattore, spesso e volentieri sono proprio le donne per prime a usare e a praticare una certa idea maschilista. Ma chi (e quante) sono queste fantomatiche giornaliste che sarebbero addirittura peggiori e più ciniche (il misterioso “cinismo femminile”, come argutamente scrive) dei colleghi maschi? E perché il vice capo redattore prende parola al posto loro? Non si tratta di certo dell’autrice del pezzo incrimanato, la cui professionalità è riconosciuta e difesa dal vice capo redattore in persona. E allora chi sono queste feroci erinni da redazione che non solo tollererebbero, ma addirittura fomenterebbero il clima da caserma imperante nelle redazioni dei giornali? Su questo, il vice capo redattore non dice nulla. Dobbiamo credergli sulla parola: le principali responsabili dello stato in cui versa la stampa italiana sono le giornaliste donne. E’ appena il caso, qui, di rilevare come questa osservazione, questo neppure velato rimprovero alle giornaliste che non si ribellano per prime al sessismo dei giornali in cui lavorano corrisponda perfettamente a una vecchia modalità di colpevolizzazione delle donne che ogni giorno vediamo rifiorire. Ed è soprattutto il segno più evidente e tangibile di una non sopita misoginia, conscia o inconscia che sia poco importa. Se è consentito, ci permettiamo di dissentire e di non dar credito a questa lettura così parziale e comoda (per i giornalisti maschi).

Chiaramente abbiamo di che lamentarci e intendiamo fare alcune doverose precisazioni, giacché l’intervento in questione non è un qualsiasi parere frettoloso e un po’ banale, pur avendone tutta l’aria, come ce ne sono molti in giro nella rete; al contrario il vice capo redattore intende proporsi come voce pacata e autorevole. A ben vedere, però, il testo parla da sé ed è imbevuto di quel pervicace maschilismo che tanto piace alla maggior parte del giornalismo italiano. Eppure chi lo ha redatto aveva il dovere di rispondere per il ruolo professionale che ricopre e, invece di dileggiare le persone che hanno scritto al giornale indignate per il trattamento riservato ad Orsola Serra, avrebbe semplicemente potuto chiedere scusa (come peraltro ha fatto, con ovvi distinguo, La Nuova Sardegna a seguito delle numerose lettere di protesta). Vorremmo dargli questo suggerimento per la prossima volta: è solo un invito, per non fare brutte figure.

La nostra non è una lamentazione ma una preoccupazione e un auspicio a tornare ad un giornalismo responsabile ed etico, capace di resistere alle allusive lusinghe della spettacolarizzazione. E capace soprattutto rendere conto in primis ai soggetti nominati, che sono coscienze incarnate e meritevoli, come nel caso di Orsola Serra, di riposare in pace, considerando che l’ipotesi di costruirsi una vita le è stata ferocemente strappata.

È essenziale e salutare che le notizie riguardanti fatti di cronaca di tal rilievo vengano esposte con senso della responsabilità giacché raccontano di un femminicidio costante e orribile, che conta ad oggi, solo in Italia e solo nel 2012, 98 donne uccise da uomini.

I media hanno una enorme responsabilità culturale, sociale e politica nel raccontare fatti del genere.  Ed è a questa responsabilità che vogliamo richiamare La Nuova Sardegna. Laddove si ceda alla spettacolarizzazione ci si rende responsabili e finanche complici dell’odiosa piaga della violenza e dell’omicidio di donne per mano di uomini, poiché si fomentano quella morbosità e quella confusione emotiva che sono il terreno di coltura dove la violenza continua a nascere e a riprodursi.

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