Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro – LASTAMPA.it

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Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro – LASTAMPA.it.

Per capirne l’importanza ricordo ciò che scriveva Carla Lonzi in Taci, anzi parla:Mi ha molto impressionato sapere che Alessandro Magno aveva avuto quattro miti cui ispirarsi: Ercole, Dioniso, Achille e Ciro. Noi donne non ne abbiamo neanche uno“.

Finalmente le cose possono iniziare a cambiare.

Biancaneve sessista

collettiva_femminista Sassari

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4 Risposte to “Svegliati Biancaneve, non hai bisogno del principe azzurro – LASTAMPA.it”

  1. Irene Says:

    Attendo di leggere con ansia quest’opera della Lonzi e condivido l’operazione culturale del Ministero dell’uguaglianza spagnolo.
    Anche il cinema storicamente ha messo sempre le bambine in secondo piano: i protagonisti di “Sciuscià” sono maschi, ne “I bambini ci guardano” è sempre un bambino il protagonista, idem in “Paisà” o “Germania anno zero”.
    Di quel periodo mi sovviene giusto “Bellissima” in cui c’è una bambina sulla cui infanzia si riverberano le aspirazioni di una madre, la grande Magnani. Negli anni più recenti le cose non sono molto cambiate e per quanto riguarda l’Italia come primo titolo penso giusto al film “Domenica” di Wilma Labate.
    Trovo molto importante questa rivoluzione relativa alla visione femminile trasmessa dalla letteratura, dal cinema, dai cartoni animati tanto più quando i tratta di “mezzi” che incidono fin dall’infanzia.
    La coscienza di sè si costruisce lentamente, e se fin dall’infanzia l’unico messaggio per le bambine è quello di attendere l’arrivo un principe azzurro che le porta via un cavallo bianco dopo averle svegliate da un lungo sonno metafora -come nella bella addormentata- di un vissuto/passato che non esiste e di una vita/futuro che comincia solo da quel momento in poi allora… cominciamo la rivoluzione culturale dalle favole.

  2. Ivana Says:

    Certo Irene, è proprio nell’infanzia che si creano tutti i meccanismi che poi guidano la nostra vita, le nostre aspettative, ed anche la nostra auto-accettazione nei ruoli che questo sistema ci assegna fin da bambine.

    A proposito di cinema, tempo fa, prima del lancio di Avatar, lessi un articolo/intervista a Sigurney Weaver, in cui si parlava proprio dei ruoli di eroina nel cinema. Secondo il Guardian, con il suo Alien di Cameron, lei è stata la prima eroina che non veniva salvata dall’uomo e che anzi, era lei, quella con cui lo spettatore si identificava. Dopo di lei sono venute le altre, rimanendo ad Holliwood, mi vengono in mente Tomb Raider ed Angelina Jolie, Kill Bill ed Uma Thurman.
    Se pensiamo ai libri, i più letti: Patricia Cornwell con Kay Scarpetta (che ora avrà la trasposizione a film con A. Jolie), Stieg Larsson e Lisbeth Salander, Carol O’Connel e Kathy Mallory, libri vendutissimi che stanno facendo cambiare il nostro immaginario, e spero, quello delle generazioni future. Un motivo per cui ho in questo momento una “resistenza” a leggere Fred Vargas (che è bravissima) è il fatto che il suo commissario Adamsberg sia specie di calamita per le donne, lui bruttino ma di quel bruttino irresistibile, tutte gli muoiono dietro e lui che dispensa saggezza e calma a destra e manca. Beh, mi sono un po’ stancata di quest’uomo super irresistibile (uguale, anche troppo, a mio avviso, all’Adam Dalgliesh della P.D. James). Lucia non sarà molto d’accordo, lei adora la Vargas:)

  3. Lucia Says:

    Che dire? Forse ci siamo occupate troppo del simbolico e abbiamo trascurato l’immaginario. E in effetti fiabe come Cenerentola sono davvero terribili,si incrostano nell’immaginario delle bambine e continuano a farle crescere nel solco della passività e dell’obbedienza, educandole al sacrificio di sé, nell’attesa che il Principe arrivi con quella benedetta scarpetta. Una scarpetta che in realtà condanna Cenerentola all’immobilità, che la porta dalla cucina al salone del castello, ma certo quelle scarpe di cristallo non son fatte per camminare, per muoversi, per agire.
    Irene, in realtà nel cinema del secondo dopoguerra quello del protagonismo femminile, della presenza di figure femminili differenti, perturbanti, energiche, dentro e fuori dai canoni di genere, ecco, dicevo, è un fenomeno consistente e vistoso. Pensa alle donne di riso amaro, o al vitalismo di Carmela (protagonista di Due soldi di speranza), o al personaggio di sophia Lore in Peccato che sia una canaglia. E gli esempi potrebbero essere ancora molti, fino ad arrivare alle donne inquiete e inquietanti del cinema d’autore (pensa a Lucia Bosè in Cronaca di un amore) e alle ragazze popolare dei Poveri ma beli, che sono il vero lievito di queste gioise commedie dei primi anni ’50.
    Ivana, sì Fred Vargas a me piace molto, e direi che il suo Admsberg non è certo un campione di machismo, ma anzi, tutt’altro. E’ un personaggio che la società giudica inadeguato, e che persegue sue strade, intuitive, legate a momenti e metodi aparentemente improduttivi, strade che non esiterei a definire come femminili. Inoltre, a parte il fatto che Admsberg è innamorato di Camille, una donna che gira il mondo, lo tiene sulla corda, cresce da sola e indipendemente suo figlio, fa la violoncellista e anche l’idraulica… è questa giovane donna che lo tiene in pugno. Inoltre, vorrei notare qui en passant, che le donne che si smaterassano Adamsberg sono tutte donne libere, che appunto liberamente vanno a letto con questo buffo poliziotto così naif. Insomma, davvero, mi pare ingiusto etichettare il personaggio di Fred Vargas come un macho tombeur des femmes. Direi che non è affatto così. E semmai è il protagonista della trilogia Millenium ad essere l’immagine di un protagonista conquistatore…

  4. Ivana Says:

    Quello di Adamsberg è un machismo ancora più subdolo perché completamente irreale ed irrealistico. Con questo non significa che a me le storie della Vargas non piacciono, le trovo belle ed intriganti.
    Ma è quel personaggio indolente (per te naif) che ripresenta lo stereotipo di maschio sciupafemmine (nonostante le sue prede siano realizzate, ma a lui non si resiste!), che non mi piace. Questo novello casanova talmente “sensibile”… ma non in grado di resistere alle sue pulsioni sessuali: tanto da perdere Camille, che sì è una violoncellista, che sì decide di fare l’idraulica (ma va a scopare un assassino psicopatico, ecco quanto buona è la capacità di giudizio di Camille quando abbandona Adamsberg), Camille che decide di crescere il figlio in modo indipendente, però sappiamo benissimo che lo perdonerà, perché lui è irresistibile, così vuole il canovaccio che a me ha un po’ stancato.
    Se Camille, invece che a rimorchio, fosse un’ispettrice di polizia, che risolve i casi con la sensibilità tipica femminile (che in Vargas, non si sa per quale miracolo, ha Adamsberg), che decide di sposare un uomo che la rispetti come donna e madre di suo figlio, magari questo marito fa il musicista e si sente trascurato, a volte, dai silenzi e dal mondo di lei… ecco, allora Adamsberg mi risulterebbe più simpatico (nel ruolo del musicista, ovviamente:)

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