Nel breve volgersi di mezzo secolo, le esistenze delle italiane sono profondamente mutate, e con esse è mutato l’intero Paese, in un innegabile incremento di civiltà. L’acquisizione da parte delle italiane dei diritti di cittadinanza, di pari opportunità lavorative, di inalienabili libertà personali appartiene al nostro comune vivere, tanto da sembrarci “naturale”, ovvia, scontata. Il corpo sociale ha assorbito a fondo questi mutamenti, assumendoli addirittura a misura di civiltà, finendo però per cancellare la memoria di quanto c’era prima, e rimuovendo soprattutto i processi, le lotte che hanno portato le donne a cambiare così significativamente le loro (e le nostre) esistenze. Ci troviamo di fronte, infatti, ad una sorta di damnatio memoriae che investe silenziosamente e potentemente la storia e la politica delle donne, tanto da ridurre l’una e l’altra ad un silenzio che rende tutte (e tutti) più povere, più incerte.
Per questo, senza alcun intento celebrativo e lontanissime da ogni lusinga “museografica”, vogliamo ricordare alcune date salienti per la storia delle italiane. Desideriamo mettere in pratica una memoria attiva, ricordando in modo partecipe e vivo le lotte di ieri, rintracciando nelle pratiche delle donne venute prima le radici della nostra autorevolezza, l’origine di una parola politica che è ancora nostra e dalla quale vogliamo partire.
Ricordiamo il passato recente, che pure appare barbarico e remotissimo, con gli insopportabili vincoli e limiti che imponeva a chi nasceva femmina; ricordiamo il lento e inesorabile cammino di libertà compiuto dalle donne; ricordiamo il passato per non smemorarci del presente e del futuro: di questo tempo che sentiamo nostro e che vogliamo cambiare, ancora, a partire da noi stesse e dai nostri desideri.
1945 Il 30 gennaio, il Consiglio dei Ministri del Governo Provvisorio presieduto da Ivanoe Bonomi approva l’estensione del voto politico alle donne. Il 1°febbraio viene emanato il relativo decreto luogotenenziale. Alcune donne sono nominate nella Consulta Nazionale. La parità con l’uomo viene sancita dalla Costituzione Italiana
Approvata la legge che vieta il licenziamento delle lavoratrici a causa del matrimonio.

1966 La pillola anticoncezionale arriva in farmacia, mapuò essere prescritta soltanto per motivi terapeutici
e non come antifecondativo, perché la legge considera la contraccezione “reato contro la stirpe”.
1968 L’adulterio non è più reato. Prima per le donne era prevista la carcerazione fino a due anni, mentre gli uomini erano puniti solo se la relazione extraconiugale era conosciuta da un certo numero di persone (quindi offendeva la morale e la famiglia in pubblico).
1970 Il Parlamento approva la legge sul divorzio.
1971 Approvato il divieto di licenziamento delle madri
durante il periodo di gestazione fino al compimento di un anno del bambino.
1975 Il nuovo diritto di famiglia stabilisce la parità tra i coniugi: stessi diritti e uguali doveri. Fino ad allora esistevano la patria potestà maritale per cui era il marito a decidere l’indirizzo della vita familiare, tra cui la scelta del luogo di residenza.
1977 Uguali diritti, uguali salari: è approvata la legge di parità sul lavoro
1978 L’aborto è legale: approvata la legge 194.
1996 La violenza sessuale è riconosciuta come reato contro la persona e non più contro la morale.

7 marzo 2011 alle 23:23 |
Vi aspettiamo domani, alla Biblioteca Comunale di Sassari (Piazza Tola), per confrontarci anche su questo.
8 marzo 2011 alle 00:17 |
La politica del desiderio è la voce delle donne, una voce viva, vitale, fuori dalle organizzazioni irregimentate. È la voce libera di donne che vogliono condividere con energia nuova un modo nuovo e diverso di fare politica senza strumentalizzazioni.